Introduzione. Si presenta il caso di un manutentore di ascensori di 47 anni, che opera da solo, con esposizione a rischio basso di movimentazione manuale di carichi, microclima, sostanze chimiche, guida di auto aziendali. Obeso e forte fumatore, da anni è portatore di ipertensione arteriosa e cardiomiopatia dilatativa (CMPD) di lieve entità. Il 2/05/2017 ha accusato un ictus cerebri ischemico con afasia motoria, regredita con terapia farmacologica e logopedia. Durante il ricovero sono stati diagnosticati diabete mellito di tipo 2 (DM2) e occlusione completa dell’arteria carotide interna sinistra, compensata da un circolo collaterale intercarotideo. Il lavoratore è stato dimesso con prescrizione di terapia farmacologica, dieta ipocalorica, abolizione del fumo di sigaretta e controlli neurologici, cardiologici e di laboratorio dopo tre mesi. Il 29/09/2017, senza aver corretto lo stile di vita né eseguito i suddetti controlli, perché a suo parere “inutili”, ritenendo di “stare bene”, il lavoratore ha chiesto all’azienda di riprendere il lavoro. Pertanto è stato sottoposto a visita medica dopo prolungata assenza per malattia (1) presso il nuovo medico competente (MC). Obiettivo. Si vuole pertanto descrivere come è stato possibile emettere il giudizio di idoneità (GI) di questo lavoratore, anche in considerazione dalla sua tendenza strutturale psicologica alla negazione di realtà “ingombranti”. Metodi. Il MC ha seguito il DLgs 81/08 (1) informando il lavoratore sulla necessità di assumere uno stile di vita più corretto e di sottoporsi ai suddetti accertamenti specialistici. Quindi ha effettuato un approfondito sopralluogo (1) per meglio valutare i rischi-mansione e sospeso temporaneamente il GI. Risultati. Gli accertamenti neurologici sono risultati negativi, quelli cardiologici hanno confermato la CMPD in I classe NYHA (2) e escluso ischemia e aritmie da sforzo e quelli di laboratorio hanno confermato il DM2 ben compensato. Constatata anche la maggiore consapevolezza di malattia del lavoratore, che aveva smesso di fumare e cominciato dieta ipocalorica, il MC ha emesso un GI che ha previsto un suo progressivo e prudente reinserimento al lavoro, con opportune limitazioni e prescrizioni, puntualmente illustrato anche al datore di lavoro e verificato dopo due mesi. Conclusioni. Il GI alla mansione specifica è stato basato su diagnosi accurata e verificata nel tempo con accertamenti polispecialistici periodici, valutazione diretta dell’impegno psico-fisico, visite mediche periodiche più ravvicinate, collaborazione con il datore di lavoro per il rispetto delle prescrizioni e limitazioni. Preso atto dell’atteggiamento psicologico del lavoratore verso le sue patologie, il MC ha dovuto anche responsabilizzarlo al rispetto delle prescrizioni degli altri medici specialisti di riferimento e di un corretto stile di vita.

MANSIONE ARTICOLATA, QUADRO CLINICO COMPLESSO E SCARSA CONSAPEVOLEZZA DEL LAVORATORE: UN GIUDIZIO DI IDONEITÀ VERAMENTE DIFFICILE

L. Di Lorenzo
;
A. Pipoli
;
N. M. Manghisi
;
2018

Abstract

Introduzione. Si presenta il caso di un manutentore di ascensori di 47 anni, che opera da solo, con esposizione a rischio basso di movimentazione manuale di carichi, microclima, sostanze chimiche, guida di auto aziendali. Obeso e forte fumatore, da anni è portatore di ipertensione arteriosa e cardiomiopatia dilatativa (CMPD) di lieve entità. Il 2/05/2017 ha accusato un ictus cerebri ischemico con afasia motoria, regredita con terapia farmacologica e logopedia. Durante il ricovero sono stati diagnosticati diabete mellito di tipo 2 (DM2) e occlusione completa dell’arteria carotide interna sinistra, compensata da un circolo collaterale intercarotideo. Il lavoratore è stato dimesso con prescrizione di terapia farmacologica, dieta ipocalorica, abolizione del fumo di sigaretta e controlli neurologici, cardiologici e di laboratorio dopo tre mesi. Il 29/09/2017, senza aver corretto lo stile di vita né eseguito i suddetti controlli, perché a suo parere “inutili”, ritenendo di “stare bene”, il lavoratore ha chiesto all’azienda di riprendere il lavoro. Pertanto è stato sottoposto a visita medica dopo prolungata assenza per malattia (1) presso il nuovo medico competente (MC). Obiettivo. Si vuole pertanto descrivere come è stato possibile emettere il giudizio di idoneità (GI) di questo lavoratore, anche in considerazione dalla sua tendenza strutturale psicologica alla negazione di realtà “ingombranti”. Metodi. Il MC ha seguito il DLgs 81/08 (1) informando il lavoratore sulla necessità di assumere uno stile di vita più corretto e di sottoporsi ai suddetti accertamenti specialistici. Quindi ha effettuato un approfondito sopralluogo (1) per meglio valutare i rischi-mansione e sospeso temporaneamente il GI. Risultati. Gli accertamenti neurologici sono risultati negativi, quelli cardiologici hanno confermato la CMPD in I classe NYHA (2) e escluso ischemia e aritmie da sforzo e quelli di laboratorio hanno confermato il DM2 ben compensato. Constatata anche la maggiore consapevolezza di malattia del lavoratore, che aveva smesso di fumare e cominciato dieta ipocalorica, il MC ha emesso un GI che ha previsto un suo progressivo e prudente reinserimento al lavoro, con opportune limitazioni e prescrizioni, puntualmente illustrato anche al datore di lavoro e verificato dopo due mesi. Conclusioni. Il GI alla mansione specifica è stato basato su diagnosi accurata e verificata nel tempo con accertamenti polispecialistici periodici, valutazione diretta dell’impegno psico-fisico, visite mediche periodiche più ravvicinate, collaborazione con il datore di lavoro per il rispetto delle prescrizioni e limitazioni. Preso atto dell’atteggiamento psicologico del lavoratore verso le sue patologie, il MC ha dovuto anche responsabilizzarlo al rispetto delle prescrizioni degli altri medici specialisti di riferimento e di un corretto stile di vita.
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