In the imperial age slaves played an important role in roman society, inserted in the various sectors of the economy and work, but also, more generally, in community life. It was still a matter of slaves, linked to the dominus by the bond of dominant power, obsessively protected both by private individuals and by political power. The servant for the dominus was a res, object of private property, a working tool on which it was possible to exercise full power and from which one had to expect respect, fidelity, obedience up to being able to dispose ius vitae ac necis. In the roman organization slaves were dedicated to varied work activities, in cities as in the countryside, at home and outside, in private as in public, in manual work as in intellectual work; the masters used them as they thought best and many times, given the large number of slaves at their service, innumerable specializations in the various sectors of work arose. The social role of slaves in the imperial age could not fail to lead to a gradual and slow insertion of the same in legal relations. The recognition of the legal capacity was determined above all by the need for the processual involvement of slaves, especially in the criminal field.

In età imperiale gli schiavi rivestivano un ruolo importante nella società romana, inseriti nei vari settori dell’economia e del lavoro, ma anche, più in generale, nella vita di comunità. Si trattava pur sempre di schiavi, legati al dominus dal vincolo della potestà dominica, ossessivamente tutelata sia dai privati stessi, sia dal potere politico. Il servo per il dominus era una res, oggetto di proprietà privata, strumento di lavoro su cui era possibile esercitare il pieno potere e da cui ci si doveva aspettare rispetto, fedeltà, obbedienza fino a poter disporre del ius vitae ac necis. Nell’organizzazione romana gli schiavi erano dediti a svariate attività lavorative, in città come in campagna, in casa come all’esterno, in privato come in pubblico, nei lavori manuali come in quelli intellettuali; i padroni se ne servivano come meglio credevano e molte volte, dato il numero ingente di schiavi al loro servizio, sorgevano innumerevoli specializzazioni nell’ambito dei vari settori di lavoro. Il ruolo sociale degli schiavi in età imperiale non poté non portare ad un graduale e lento inserimento degli stessi nei rapporti giuridici. Il riconoscimento della capacità giuridica fu determinato soprattutto dall’esigenza di coinvolgimento processuale degli schiavi, in particolar modo in campo penale.

Aspetti giuridici della schiavitù nella Roma imperiale

DANIELE VITTORIO PIACENTE
2019

Abstract

In età imperiale gli schiavi rivestivano un ruolo importante nella società romana, inseriti nei vari settori dell’economia e del lavoro, ma anche, più in generale, nella vita di comunità. Si trattava pur sempre di schiavi, legati al dominus dal vincolo della potestà dominica, ossessivamente tutelata sia dai privati stessi, sia dal potere politico. Il servo per il dominus era una res, oggetto di proprietà privata, strumento di lavoro su cui era possibile esercitare il pieno potere e da cui ci si doveva aspettare rispetto, fedeltà, obbedienza fino a poter disporre del ius vitae ac necis. Nell’organizzazione romana gli schiavi erano dediti a svariate attività lavorative, in città come in campagna, in casa come all’esterno, in privato come in pubblico, nei lavori manuali come in quelli intellettuali; i padroni se ne servivano come meglio credevano e molte volte, dato il numero ingente di schiavi al loro servizio, sorgevano innumerevoli specializzazioni nell’ambito dei vari settori di lavoro. Il ruolo sociale degli schiavi in età imperiale non poté non portare ad un graduale e lento inserimento degli stessi nei rapporti giuridici. Il riconoscimento della capacità giuridica fu determinato soprattutto dall’esigenza di coinvolgimento processuale degli schiavi, in particolar modo in campo penale.
In the imperial age slaves played an important role in roman society, inserted in the various sectors of the economy and work, but also, more generally, in community life. It was still a matter of slaves, linked to the dominus by the bond of dominant power, obsessively protected both by private individuals and by political power. The servant for the dominus was a res, object of private property, a working tool on which it was possible to exercise full power and from which one had to expect respect, fidelity, obedience up to being able to dispose ius vitae ac necis. In the roman organization slaves were dedicated to varied work activities, in cities as in the countryside, at home and outside, in private as in public, in manual work as in intellectual work; the masters used them as they thought best and many times, given the large number of slaves at their service, innumerable specializations in the various sectors of work arose. The social role of slaves in the imperial age could not fail to lead to a gradual and slow insertion of the same in legal relations. The recognition of the legal capacity was determined above all by the need for the processual involvement of slaves, especially in the criminal field.
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