Il contenuto del volume coinvolge prospettive che abbracciano argomenti che oltrepassano il semplice interesse professionale. Soprattutto l’arte, nelle sue molteplici declinazioni, è l’onnipresente interlocutore della ricerca psicoanalitica di una via regressiva per la cura dei traumi più profondi e inaccessibili. Poesia, letteratura, musica, pittura, scultura, intese come forme evolute e colte dell’espressione artistica, si rispecchiano in omologhe espressioni di una creatività più estemporanea e ingenua che prende forma all’interno del processo di cura psicoanalitica attraverso l’incessante lavoro del campo intersoggettivo. Gran parte della materia di cui son fatti i capitoli di questo libro proviene da un diario clinico-teorico che raccoglie il continuum dei pensieri e delle annotazione su frammenti clinici attraverso i quali prendono forma elaborazioni ed ipotesi di comprensione dell’esperienza. Nei precedenti volumi - quelli del 2005 e del 2010 - era stato molto più facile dar vita alla struttura del libro, articolato in capitoli legati da un progetto specifico che forniva un proprio palinsesto. Il presente lavoro emerge da un progetto implicito ma immanente allo stesso svolgersi dell’esperienza psicoanalitica. Esso rappresenta il prendere forma di una ricerca continua che, pur avendo come obiettivi la cura, la tecnica e la teoria psicoanalitica, ha coinciso con una parte della vita dell’autore, coinvolgendola in un percorso esplorativo globale. Il libro si domanda se, a questo punto dell’evoluzione del pensiero psicoanalitico, sia possibile ipotizzare che i processi costruttivi che affondano le radici in quella che Balint ha definito “area della creazione”, costituiscano un livello basico di attività del Sé a cui il processo psicoanalitico possa appoggiarsi per facilitare la regressione e avviare un’esplorazione ravvicinata delle aree cieche che si sviluppano intorno alle caesure ed ai crolli che costituiscono le sorgenti inaccessibili degli sviluppi psicopatologici. La dimensione pre-mentale, o proto-mentale, che nel libro è identificata con il concetto di basic proton del trauma, indica la destinazione a cui tendono le esplorazioni che analista e paziente intraprendono attraverso l’esperienza della cura psicoanalitica.

Ipofanie. Ovvero sulla ricerca e sul disvelamento delle sorgenti del trauma attraverso il processo psicoanalitico

STELLA amedeo
2016

Abstract

Il contenuto del volume coinvolge prospettive che abbracciano argomenti che oltrepassano il semplice interesse professionale. Soprattutto l’arte, nelle sue molteplici declinazioni, è l’onnipresente interlocutore della ricerca psicoanalitica di una via regressiva per la cura dei traumi più profondi e inaccessibili. Poesia, letteratura, musica, pittura, scultura, intese come forme evolute e colte dell’espressione artistica, si rispecchiano in omologhe espressioni di una creatività più estemporanea e ingenua che prende forma all’interno del processo di cura psicoanalitica attraverso l’incessante lavoro del campo intersoggettivo. Gran parte della materia di cui son fatti i capitoli di questo libro proviene da un diario clinico-teorico che raccoglie il continuum dei pensieri e delle annotazione su frammenti clinici attraverso i quali prendono forma elaborazioni ed ipotesi di comprensione dell’esperienza. Nei precedenti volumi - quelli del 2005 e del 2010 - era stato molto più facile dar vita alla struttura del libro, articolato in capitoli legati da un progetto specifico che forniva un proprio palinsesto. Il presente lavoro emerge da un progetto implicito ma immanente allo stesso svolgersi dell’esperienza psicoanalitica. Esso rappresenta il prendere forma di una ricerca continua che, pur avendo come obiettivi la cura, la tecnica e la teoria psicoanalitica, ha coinciso con una parte della vita dell’autore, coinvolgendola in un percorso esplorativo globale. Il libro si domanda se, a questo punto dell’evoluzione del pensiero psicoanalitico, sia possibile ipotizzare che i processi costruttivi che affondano le radici in quella che Balint ha definito “area della creazione”, costituiscano un livello basico di attività del Sé a cui il processo psicoanalitico possa appoggiarsi per facilitare la regressione e avviare un’esplorazione ravvicinata delle aree cieche che si sviluppano intorno alle caesure ed ai crolli che costituiscono le sorgenti inaccessibili degli sviluppi psicopatologici. La dimensione pre-mentale, o proto-mentale, che nel libro è identificata con il concetto di basic proton del trauma, indica la destinazione a cui tendono le esplorazioni che analista e paziente intraprendono attraverso l’esperienza della cura psicoanalitica.
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