La valutazione del caso pugliese permette di estrapolare alcune indicazione per il miglioramento della presa in carico dei soggetti fragili e non autosufficienti: in primo luogo, l’integrazione è imprescindibile di fronte al carico delle patologie cronico-degenerative e ha una natura multiforme, da un lato, richiede il committment forte dei professionisti, e dall’altro investimenti organizzativi e informativi da parte delle aziende; in secondo luogo il miglioramento del processo collaborativo non può essere imposta attraverso azioni top down, previsioni normative e azioni contingenti, ma richiede lo sviluppo di relazioni collaborative di qualità e il riconoscimento che alla base dell’integrazione c’è la necessità di migliorare la presa in carico del soggetto, il rispetto reciproco tra operatori (il quale incoraggia a valorizzare il contributo degli altri e a prendere in considerazione l’impatto delle proprie azioni sugli altri), il coordinamento relazionale e le relazioni comunicative; in terzo luogo, l’integrazione tra servizi è un processo tra molti processi importanti e, perciò, non agisce in isolamento, esso è funzionale solo se altri aspetti del processo di presa in carico sono ottimizzati, migliorare l’integrazione spesso richiede la necessità di focalizzarsi su elementi discreti del coordinamento (scambio di informazioni, pianificazione e fornitura di servizi, educazione dei pazienti, aderenza al trattamento), e mappare quali fattori devono essere modificati; infine, la valutazione dell’integrazione non può essere separata dal contesto, l’integrazione è un processo complesso e, pertanto, richiede di focalizzarsi su aspetti discreti del coordinamento e sulle determinanti contestuali che incidono sulla sua realizzazione ed efficacia.

Non autosufficienza: Long Term Care e integrazione socio-sanitaria. Una valutazione dei programmi di integrazione socio-sanitaria in regione Puglia

GIUSEPPE, MORO;LUCIA, FERRARA
2019

Abstract

La valutazione del caso pugliese permette di estrapolare alcune indicazione per il miglioramento della presa in carico dei soggetti fragili e non autosufficienti: in primo luogo, l’integrazione è imprescindibile di fronte al carico delle patologie cronico-degenerative e ha una natura multiforme, da un lato, richiede il committment forte dei professionisti, e dall’altro investimenti organizzativi e informativi da parte delle aziende; in secondo luogo il miglioramento del processo collaborativo non può essere imposta attraverso azioni top down, previsioni normative e azioni contingenti, ma richiede lo sviluppo di relazioni collaborative di qualità e il riconoscimento che alla base dell’integrazione c’è la necessità di migliorare la presa in carico del soggetto, il rispetto reciproco tra operatori (il quale incoraggia a valorizzare il contributo degli altri e a prendere in considerazione l’impatto delle proprie azioni sugli altri), il coordinamento relazionale e le relazioni comunicative; in terzo luogo, l’integrazione tra servizi è un processo tra molti processi importanti e, perciò, non agisce in isolamento, esso è funzionale solo se altri aspetti del processo di presa in carico sono ottimizzati, migliorare l’integrazione spesso richiede la necessità di focalizzarsi su elementi discreti del coordinamento (scambio di informazioni, pianificazione e fornitura di servizi, educazione dei pazienti, aderenza al trattamento), e mappare quali fattori devono essere modificati; infine, la valutazione dell’integrazione non può essere separata dal contesto, l’integrazione è un processo complesso e, pertanto, richiede di focalizzarsi su aspetti discreti del coordinamento e sulle determinanti contestuali che incidono sulla sua realizzazione ed efficacia.
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