In Italia ci si sposa di meno. Un fenomeno che sperimentiamo da molti anni, con la caratteristica che il 25 per cento degli italiani che contrae matrimonio si separa e poi divorzia nel giro, spesso, di 3-5 anni dalle nozze celebrate, nella quasi totalità dei casi in Chiesa. Comunque, nel nostro Paese, il matrimonio rappresenta il modo più diffuso scelto dalla coppia per formare una famiglia. Soprattutto una famiglia con figli. Le nascite fuori del matrimonio, seppure in crescita, rappresentano livelli trascurabili rispetto a quelle avvenute all'interno del matrimonio, al di sotto certamente di ciò che avviene in molti paesi europei. L’età media degli sposi alle prime nozze rappresenta un aspetto caratterizzante, in quanto riflette la situazione sociale, economica e culturale del momento storico che un Paese attraversa. In Italia, si è passati dalla metà degli anni ’70 ad oggi da un’età media di circa 24 anni per le spose e 27 anni per gli sposi, con una riduzione dell’intensità della primonuzialità che ha visto una rapida risalita dell’età media fino a raggiungere i 29 anni per le spose e i 32 anni per gli sposi. La postcipazione della nuzialità, infatti, è dovuta ad una sempre più lunga permanenza dei giovani nella famiglia d’origine, sia per scelta che per problemi legati alle difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro e, conseguentemente, a difficoltà economiche. Ma anche altri fattori, come l’aumento diffuso della scolarizzazione, l’esperienza della convivenza ecc. contribuiscono a ritardare la celebrazione del matrimonio. Gli eventi demografici delle separazioni e divorzi rientrano nella nuzialità e costituiscono il processo opposto al matrimonio. In Italia i matrimoni hanno visto una tendenza alla diminuzione, mentre, le separazioni e i divorzi sono sempre più aumentati. Il minimo storico della celebrazione dei matrimoni, nel nostro Paese, si è raggiunto nel 2004. Quelli con rito religioso hanno rappresentato il 69 per cento del totale, contro il 75 per cento del 2000; quelli, invece, celebrati con il solo rito civile salgono al 31% (nel 2000 erano circa il 25%). Per quanto riguarda il tasso di nuzialità, l’Italia si pone leggermente al di sotto della media europea. Dette tendenze sono diffuse in tutto il Paese, anche se il fenomeno della nuzialità presenta talune differenze territoriali: ci si sposa più al Sud e nelle Isole che al Nord. Altre differenze di rilievo tra Nord e Sud del Paese si riscontrano nel rito di celebrazione , nella percentuale dei secondi matrimoni e nella percentuale di matrimoni con almeno uno sposo straniero. I dati più recenti pubblicati dall’Istat hanno evidenziato che il 32% di tutti i matrimoni è celebrato davanti al sindaco e il restante 68% è costituito da matrimoni religiosi. Sicuramente l’aumento dei matrimoni con rito civile è da attribuire alla crescente diffusione dei secondi matrimoni e dei matrimoni misti. Per quanto riguarda questi ultimi , in larga misura sia la sposa che lo sposo provengono da un paese a forte pressione migratoria. Quanto detto costituisce sicuramente un profondo mutamento nel costume sociale che conseguentemente porta la società di fronte a cambiamenti nella struttura delle famiglie. Infatti il fenomeno del matrimonio va interpretato nel quadro più generale delle trasformazioni dei comportamenti familiari. Ormai oltre 500mila sono le coppie che scelgono di formare una famiglia al di fuori del vincolo matrimoniale. Vale a dire che cresce l’accettazione sociale della convivenza come modalità alternativa al matrimonio. Una particolare attenzione, quindi, per i mutamenti nelle strutture, nelle tipologie delle famiglie e nella struttura interna delle coppie.

LA NUZIALITA' A BARI. ASPETTI E DINAMICHE SOCIALI

SACCO, Giuseppina
2010

Abstract

In Italia ci si sposa di meno. Un fenomeno che sperimentiamo da molti anni, con la caratteristica che il 25 per cento degli italiani che contrae matrimonio si separa e poi divorzia nel giro, spesso, di 3-5 anni dalle nozze celebrate, nella quasi totalità dei casi in Chiesa. Comunque, nel nostro Paese, il matrimonio rappresenta il modo più diffuso scelto dalla coppia per formare una famiglia. Soprattutto una famiglia con figli. Le nascite fuori del matrimonio, seppure in crescita, rappresentano livelli trascurabili rispetto a quelle avvenute all'interno del matrimonio, al di sotto certamente di ciò che avviene in molti paesi europei. L’età media degli sposi alle prime nozze rappresenta un aspetto caratterizzante, in quanto riflette la situazione sociale, economica e culturale del momento storico che un Paese attraversa. In Italia, si è passati dalla metà degli anni ’70 ad oggi da un’età media di circa 24 anni per le spose e 27 anni per gli sposi, con una riduzione dell’intensità della primonuzialità che ha visto una rapida risalita dell’età media fino a raggiungere i 29 anni per le spose e i 32 anni per gli sposi. La postcipazione della nuzialità, infatti, è dovuta ad una sempre più lunga permanenza dei giovani nella famiglia d’origine, sia per scelta che per problemi legati alle difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro e, conseguentemente, a difficoltà economiche. Ma anche altri fattori, come l’aumento diffuso della scolarizzazione, l’esperienza della convivenza ecc. contribuiscono a ritardare la celebrazione del matrimonio. Gli eventi demografici delle separazioni e divorzi rientrano nella nuzialità e costituiscono il processo opposto al matrimonio. In Italia i matrimoni hanno visto una tendenza alla diminuzione, mentre, le separazioni e i divorzi sono sempre più aumentati. Il minimo storico della celebrazione dei matrimoni, nel nostro Paese, si è raggiunto nel 2004. Quelli con rito religioso hanno rappresentato il 69 per cento del totale, contro il 75 per cento del 2000; quelli, invece, celebrati con il solo rito civile salgono al 31% (nel 2000 erano circa il 25%). Per quanto riguarda il tasso di nuzialità, l’Italia si pone leggermente al di sotto della media europea. Dette tendenze sono diffuse in tutto il Paese, anche se il fenomeno della nuzialità presenta talune differenze territoriali: ci si sposa più al Sud e nelle Isole che al Nord. Altre differenze di rilievo tra Nord e Sud del Paese si riscontrano nel rito di celebrazione , nella percentuale dei secondi matrimoni e nella percentuale di matrimoni con almeno uno sposo straniero. I dati più recenti pubblicati dall’Istat hanno evidenziato che il 32% di tutti i matrimoni è celebrato davanti al sindaco e il restante 68% è costituito da matrimoni religiosi. Sicuramente l’aumento dei matrimoni con rito civile è da attribuire alla crescente diffusione dei secondi matrimoni e dei matrimoni misti. Per quanto riguarda questi ultimi , in larga misura sia la sposa che lo sposo provengono da un paese a forte pressione migratoria. Quanto detto costituisce sicuramente un profondo mutamento nel costume sociale che conseguentemente porta la società di fronte a cambiamenti nella struttura delle famiglie. Infatti il fenomeno del matrimonio va interpretato nel quadro più generale delle trasformazioni dei comportamenti familiari. Ormai oltre 500mila sono le coppie che scelgono di formare una famiglia al di fuori del vincolo matrimoniale. Vale a dire che cresce l’accettazione sociale della convivenza come modalità alternativa al matrimonio. Una particolare attenzione, quindi, per i mutamenti nelle strutture, nelle tipologie delle famiglie e nella struttura interna delle coppie.
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