Dopo la nomina ad ambasciatore italiano in Francia, nell’aprile 1945, Giuseppe Saragat entrò in contatto con i rappresentanti diplomatici delle principali potenze mondiali, dibattendo sulle spinose questioni relative al trattato di pace. Determinanti per la successiva decisione di dare vita, con la scissione di palazzo Barberini, al Partito socialista dei lavoratori italiani (PSLI), furono la costante frequentazione di Léon Blum e dei socialisti francesi, come anche alcuni incontri con l’ambasciatore sovietico Aleksander Bogomolov, nel corso dei quali si consolidò in Saragat la convinzione che l’antica avversione comunista nei confronti delle socialdemocrazie europee, messa da parte dopo la “svolta” staliniana sancita nel settimo congresso dell’Internazionale comunista, avrebbe nuovamente preso vigore nel secondo dopoguerra. Per questa ragione, il movimento socialista poteva avere, a livello nazionale ed europeo, una parte importante rispetto alla nascente contrapposizione fra le due grandi potenze e nella creazione di un’Europa “terza forza” indipendente. Nel marzo 1946, Saragat concludeva la sua breve ma intensa esperienza di ambasciatore denunciando sia l’avversione dei comunisti verso le “terze forze” socialiste e democratiche, che facevano saltare la dialettica manichea dei loro ragionamenti, che la conseguente politica antieuropeista dell’Unione Sovietica, volta a “disintegrare” gli elementi unificatori che germinavano nell’Occidente europeo.

Saragat Giuseppe

Michele Donno
2018

Abstract

Dopo la nomina ad ambasciatore italiano in Francia, nell’aprile 1945, Giuseppe Saragat entrò in contatto con i rappresentanti diplomatici delle principali potenze mondiali, dibattendo sulle spinose questioni relative al trattato di pace. Determinanti per la successiva decisione di dare vita, con la scissione di palazzo Barberini, al Partito socialista dei lavoratori italiani (PSLI), furono la costante frequentazione di Léon Blum e dei socialisti francesi, come anche alcuni incontri con l’ambasciatore sovietico Aleksander Bogomolov, nel corso dei quali si consolidò in Saragat la convinzione che l’antica avversione comunista nei confronti delle socialdemocrazie europee, messa da parte dopo la “svolta” staliniana sancita nel settimo congresso dell’Internazionale comunista, avrebbe nuovamente preso vigore nel secondo dopoguerra. Per questa ragione, il movimento socialista poteva avere, a livello nazionale ed europeo, una parte importante rispetto alla nascente contrapposizione fra le due grandi potenze e nella creazione di un’Europa “terza forza” indipendente. Nel marzo 1946, Saragat concludeva la sua breve ma intensa esperienza di ambasciatore denunciando sia l’avversione dei comunisti verso le “terze forze” socialiste e democratiche, che facevano saltare la dialettica manichea dei loro ragionamenti, che la conseguente politica antieuropeista dell’Unione Sovietica, volta a “disintegrare” gli elementi unificatori che germinavano nell’Occidente europeo.
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