Come afferma chiaramente il XV rapporto di Antigone, presentato nel luglio 2019, negli ultimi anni stiamo assistendo ad una ricrescita della popolazione detenuta significativa e allarmante, alla quale non è facile dare una spiegazione. “Al 30 aprile 2019 le persone detenute nelle nostre carceri erano infatti 60.439, 8.275 in più della fine del 2015. Ma a cosa è dovuta questa crescita? Il primo fenomeno a cui sembra logico pensare è un aumento degli ingressi in carcere, ma come già detto così non è.Al contrario, si è in questi anni registrato un crollo degli ingressi, che sono passati dai 92.800 nel corso del 2008 ai 45.823 registrati nel corso del 2015. Da allora questo numero è leggermente cresciuto, attestandosi tra i 47.000 ed i 48.000 ingressi l’anno, ma si tratta di numeri lontanis- simi da quelli degli anni passati e comunque relativamente stabili. E allora, da cosa potrebbe dipendere questa crescita della popolazio- ne detenuta? Come si vede chiaramente la percentuale di quanti scontano le pene più basse è scesa nettamente tra il 2009 ed il 2014, quella delle pene più alte ha subito un andamento opposto, mentre la percentuale degli ergastolani è rimasta relativamente stabile.Se si guarda invece alla pena residua che le persone in carcere devono ancora scontare, chiaramente i numeri, o in questo caso le percentuali, cambiano. Chi è stato condannato ad una pena lunga passerà molti anni in carcere, ma nel frattempo il fine pena si avvicina, e il residuo pena si accorcia. Per anni della sua detenzione anche lui sarà censito tra quanti hanno un residuo pena breve. È per questo che la grande maggioranza dei detenuti ha un residuo pena breve. Alla fine del 2018 erano 29.213 (il 73,5% dei definitivi) ad avere una pena fino a 5 anni, 8.777 (il 22,1%) oltre i 5 anni e 1.748 (il 4,4%) gli ergastola- ni.Il rapporto tra i due andamenti è però dello stesso segno di quello già registrato per le pene inflitte, anche se più stabile. Diminuisco- no, seppur di poco, i residui di pena breve mentre i residui di pena lunghi variano in senso inverso. Il fenomeno è dunque innegabile, 80 CARLO ALBERTO ROMANO, ANNA CONVERTINI, ANTONELLA RITA FANIZZA, FEDERICA MISCEO, LUISA RAVAGNANI, ANNA ANTONIETTI, IGNAZIO GRATTAGLIANO le persone in carcere hanno mediamente condanne più lunghe che in passato. La conseguenza di tutto questo sul carcere è evidente. Si allunga l’entità della pena che in media scontano i detenuti e, come è logico attendersi, aumenta la loro età media. Lo scarto è chiaro. Nel corso di 10 anni le persone detenute di età compresa tra i 18 ed i 39 anni, che erano larga mag- gioranza tra i presenti, ben il 60%, sono divenute minoranza e sono oggi il 37,6% mentre coloro che hanno 40 o più anni sono divenute maggioranza. Come è noto il D.L. n. 92 del 2014 (convertito con leg- ge n. 117 del 2014) ha portato a 25 anni l’età massima di permanenza nel circuito penale minorile per i soggetti che abbiano commesso reati da minorenni. Ma anzi- tutto l’età massima era prima 21, e non 18, e il conseguente aumento delle presen- ze in IPM è stato comunque molto limi- tato (erano 401 alla fine del 2013 e 453 il 15 dicembre 2018). C’è da supporre che anche sul carcere degli adulti l’impatto di questa novità legislativa sia stato limitato e in ogni caso l’aumento di chi tra i dete- nuti ha 40 o più anni non si è verificato solo in percentuale ma anche in valore assoluto, con una crescita di ben 8.700 unità” (Antigone, 2019). Aumenta dunque la durata delle pene, cre- sce il numero complessivo dei detenuti, aumenta il sovraffollamento e, soprattutto, aumenta l’età media della popolazione de- tenuta stessa, la cui consistenza numerica, nell’intero territorio italiano, può ben evin- cersi dalla tabella seguente (Tab.1). Considerazioni sulle condizioni di sa- lute degli anziani ristretti nelle struttu- re penitenziarie L’area sanitaria degli istituti penitenziari è adibita a garantire ai detenuti il diritto alla salute sancito dall’art. 32 della Costituzio- ne Italiana:“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato tratta- mento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana” (Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, 1948).

IL SOGGETTO ANZIANO IN CARCERE: TRA DIRITTI E TUTELE

Ignazio Grattagliano
2020

Abstract

Come afferma chiaramente il XV rapporto di Antigone, presentato nel luglio 2019, negli ultimi anni stiamo assistendo ad una ricrescita della popolazione detenuta significativa e allarmante, alla quale non è facile dare una spiegazione. “Al 30 aprile 2019 le persone detenute nelle nostre carceri erano infatti 60.439, 8.275 in più della fine del 2015. Ma a cosa è dovuta questa crescita? Il primo fenomeno a cui sembra logico pensare è un aumento degli ingressi in carcere, ma come già detto così non è.Al contrario, si è in questi anni registrato un crollo degli ingressi, che sono passati dai 92.800 nel corso del 2008 ai 45.823 registrati nel corso del 2015. Da allora questo numero è leggermente cresciuto, attestandosi tra i 47.000 ed i 48.000 ingressi l’anno, ma si tratta di numeri lontanis- simi da quelli degli anni passati e comunque relativamente stabili. E allora, da cosa potrebbe dipendere questa crescita della popolazio- ne detenuta? Come si vede chiaramente la percentuale di quanti scontano le pene più basse è scesa nettamente tra il 2009 ed il 2014, quella delle pene più alte ha subito un andamento opposto, mentre la percentuale degli ergastolani è rimasta relativamente stabile.Se si guarda invece alla pena residua che le persone in carcere devono ancora scontare, chiaramente i numeri, o in questo caso le percentuali, cambiano. Chi è stato condannato ad una pena lunga passerà molti anni in carcere, ma nel frattempo il fine pena si avvicina, e il residuo pena si accorcia. Per anni della sua detenzione anche lui sarà censito tra quanti hanno un residuo pena breve. È per questo che la grande maggioranza dei detenuti ha un residuo pena breve. Alla fine del 2018 erano 29.213 (il 73,5% dei definitivi) ad avere una pena fino a 5 anni, 8.777 (il 22,1%) oltre i 5 anni e 1.748 (il 4,4%) gli ergastola- ni.Il rapporto tra i due andamenti è però dello stesso segno di quello già registrato per le pene inflitte, anche se più stabile. Diminuisco- no, seppur di poco, i residui di pena breve mentre i residui di pena lunghi variano in senso inverso. Il fenomeno è dunque innegabile, 80 CARLO ALBERTO ROMANO, ANNA CONVERTINI, ANTONELLA RITA FANIZZA, FEDERICA MISCEO, LUISA RAVAGNANI, ANNA ANTONIETTI, IGNAZIO GRATTAGLIANO le persone in carcere hanno mediamente condanne più lunghe che in passato. La conseguenza di tutto questo sul carcere è evidente. Si allunga l’entità della pena che in media scontano i detenuti e, come è logico attendersi, aumenta la loro età media. Lo scarto è chiaro. Nel corso di 10 anni le persone detenute di età compresa tra i 18 ed i 39 anni, che erano larga mag- gioranza tra i presenti, ben il 60%, sono divenute minoranza e sono oggi il 37,6% mentre coloro che hanno 40 o più anni sono divenute maggioranza. Come è noto il D.L. n. 92 del 2014 (convertito con leg- ge n. 117 del 2014) ha portato a 25 anni l’età massima di permanenza nel circuito penale minorile per i soggetti che abbiano commesso reati da minorenni. Ma anzi- tutto l’età massima era prima 21, e non 18, e il conseguente aumento delle presen- ze in IPM è stato comunque molto limi- tato (erano 401 alla fine del 2013 e 453 il 15 dicembre 2018). C’è da supporre che anche sul carcere degli adulti l’impatto di questa novità legislativa sia stato limitato e in ogni caso l’aumento di chi tra i dete- nuti ha 40 o più anni non si è verificato solo in percentuale ma anche in valore assoluto, con una crescita di ben 8.700 unità” (Antigone, 2019). Aumenta dunque la durata delle pene, cre- sce il numero complessivo dei detenuti, aumenta il sovraffollamento e, soprattutto, aumenta l’età media della popolazione de- tenuta stessa, la cui consistenza numerica, nell’intero territorio italiano, può ben evin- cersi dalla tabella seguente (Tab.1). Considerazioni sulle condizioni di sa- lute degli anziani ristretti nelle struttu- re penitenziarie L’area sanitaria degli istituti penitenziari è adibita a garantire ai detenuti il diritto alla salute sancito dall’art. 32 della Costituzio- ne Italiana:“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato tratta- mento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana” (Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, 1948).
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