Prendendo spunto dal recente ritrovamento da parte di Simone Volpato di uno scaffaletto di libri di proprietà di Ettore Schmitz, tra i quali spiccano molte opere di giovani scrittori giuliani, il saggio insegue indizi e tracce di un significativo rapporto di Svevo con la cultura vociana, con il moralismo e la poetica dell’autoanalisi in cui si espresse in quegli anni la rottura definitiva dei canoni ottocenteschi e del classico modello di formazione dell’artista borghese. In particolare esso fa convergere questa generale problematica verso un suggestivo incrocio di temi, riguardanti la cultura, la pratica musicale e l’esercizio del violino, confrontando alcune pagine diaristiche ed epistolari di Carlo Stuparich con i celebri episodi de La coscienza di Zeno, senza trascurare le ricorrenti riflessioni del Soggiorno londinese e di altre scritture private.

Inspired by Simone Volpato’s latest discovery of a shelf of books owned by Ettore Schmitz, and including many outstanding works authored by young writers from Friuli Venezia Giulia, this paper investigates the importance of the mutual influence between Svevo and the cultural world of La Voce. It also delves into the moralism and poetics of self-analysis, which embodied the shattering of the 19th century canons and of the classical model of education of the middle-class artist. The paper deals with these problems placing particular emphasis on culture, music and the violin-playing practice exercise; it compares some pages taken from Carlo Stuparich’s posthumous work, Cose e ombre di uno, against some episodes from Svevo’s La coscienza di Zeno, Soggiorno londinese and other writings.

Una Chaconne per due: suggestioni e consonanze tra Carlo Stuparich e Italo Svevo.

Natalia Vacante
2019

Abstract

Inspired by Simone Volpato’s latest discovery of a shelf of books owned by Ettore Schmitz, and including many outstanding works authored by young writers from Friuli Venezia Giulia, this paper investigates the importance of the mutual influence between Svevo and the cultural world of La Voce. It also delves into the moralism and poetics of self-analysis, which embodied the shattering of the 19th century canons and of the classical model of education of the middle-class artist. The paper deals with these problems placing particular emphasis on culture, music and the violin-playing practice exercise; it compares some pages taken from Carlo Stuparich’s posthumous work, Cose e ombre di uno, against some episodes from Svevo’s La coscienza di Zeno, Soggiorno londinese and other writings.
Prendendo spunto dal recente ritrovamento da parte di Simone Volpato di uno scaffaletto di libri di proprietà di Ettore Schmitz, tra i quali spiccano molte opere di giovani scrittori giuliani, il saggio insegue indizi e tracce di un significativo rapporto di Svevo con la cultura vociana, con il moralismo e la poetica dell’autoanalisi in cui si espresse in quegli anni la rottura definitiva dei canoni ottocenteschi e del classico modello di formazione dell’artista borghese. In particolare esso fa convergere questa generale problematica verso un suggestivo incrocio di temi, riguardanti la cultura, la pratica musicale e l’esercizio del violino, confrontando alcune pagine diaristiche ed epistolari di Carlo Stuparich con i celebri episodi de La coscienza di Zeno, senza trascurare le ricorrenti riflessioni del Soggiorno londinese e di altre scritture private.
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