Le infrastrutture svolgono un ruolo di supporto ai servizi e si distinguono in infrastrutture economiche, nelle quali rientrano le reti che offrono possibilità di spostamento e di comunicazione (strade, autostrade, porti, aeroporti, ferrovie, telefonia, telematica) o che consentono la distribuzione di servizi vari (reti bancarie) ed energetico-ambientali, e infrastrutture sociali che offrono servizi per l’istruzione, la cultura, la sanità, il tempo libero. Tra le due categorie non c’è una separazione netta. Un’altra distinzione è fra infrastrutture materiali che si caratterizzano per la fisicità degli impianti che erogano i servizi e infrastrutture immateriali di carattere meno tangibile (Gasparini, D’Aponte, 2007; Dematteis, Governa, 2002). La geografia, in particolare quella economica, ha avuto riflessi importanti sull’evoluzione delle vie e dei mezzi di comunicazione per fornire risposte significative ai problemi della mobilità e dell’accessibilità, ai mutamenti delle relazioni tra aree di produzione e aree di consumo, alle interazioni tra trasporti e comunicazione, organizzazione urbana e regionale, alle funzioni dei trasporti nei processi di sviluppo territoriale, in rapporto alla rivoluzione tecnologica e organizzativa. Con la crisi dell’economia fordista e l’avvento del paradigma sistemico e reticolare si sono aperti nuovi sbocchi allo studio delle vie e dei mezzi di comunicazione, attraverso il superamento di modelli semplificati (Von Thünen, Weber, Christaller e Lösch) che hanno inserito nel panorama economico e territoriale concetti come la distanza funzionale, l’accessibilità e la mobilità territoriale, in funzione della complementarietà dei fattori economici, delle relazioni gerarchiche e delle aree di gravitazione che hanno costituito l’ossatura della New Geography, verso l’apertura alle problematiche connesse allo sviluppo economico post fordista e all’economia globale.

Trasporti logistica e imprese in Italia. Alcune evidenze empiriche nelle regioni periferiche

Grumo R.
2018

Abstract

Le infrastrutture svolgono un ruolo di supporto ai servizi e si distinguono in infrastrutture economiche, nelle quali rientrano le reti che offrono possibilità di spostamento e di comunicazione (strade, autostrade, porti, aeroporti, ferrovie, telefonia, telematica) o che consentono la distribuzione di servizi vari (reti bancarie) ed energetico-ambientali, e infrastrutture sociali che offrono servizi per l’istruzione, la cultura, la sanità, il tempo libero. Tra le due categorie non c’è una separazione netta. Un’altra distinzione è fra infrastrutture materiali che si caratterizzano per la fisicità degli impianti che erogano i servizi e infrastrutture immateriali di carattere meno tangibile (Gasparini, D’Aponte, 2007; Dematteis, Governa, 2002). La geografia, in particolare quella economica, ha avuto riflessi importanti sull’evoluzione delle vie e dei mezzi di comunicazione per fornire risposte significative ai problemi della mobilità e dell’accessibilità, ai mutamenti delle relazioni tra aree di produzione e aree di consumo, alle interazioni tra trasporti e comunicazione, organizzazione urbana e regionale, alle funzioni dei trasporti nei processi di sviluppo territoriale, in rapporto alla rivoluzione tecnologica e organizzativa. Con la crisi dell’economia fordista e l’avvento del paradigma sistemico e reticolare si sono aperti nuovi sbocchi allo studio delle vie e dei mezzi di comunicazione, attraverso il superamento di modelli semplificati (Von Thünen, Weber, Christaller e Lösch) che hanno inserito nel panorama economico e territoriale concetti come la distanza funzionale, l’accessibilità e la mobilità territoriale, in funzione della complementarietà dei fattori economici, delle relazioni gerarchiche e delle aree di gravitazione che hanno costituito l’ossatura della New Geography, verso l’apertura alle problematiche connesse allo sviluppo economico post fordista e all’economia globale.
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