L’inserimento delle tecnologie nei contesti educativi ha da sempre generato un dibattito controverso, già dai tempi in cui il termine «tecnologie» si riferiva solo alla televisione e, prima ancora, quando gli psicologi cominciarono a proporre l’idea di macchine che potessero potenziare i processi di apprendimento. Si pensi a Skinner (1954) che, in tempi ancora lontani da Internet, propose l’idea delle «macchine per insegnare» (vedi Figura 1). La macchina di Skinner era una specie di scatola che presentava i concetti, opportunamente frammentati, uno alla volta, in un’apposita finestrella e lo studente, dopo averli letti, doveva rispondere alle domande che seguivano, segnando le risposte sul carrello di scorrimento della macchina. Facendo avanzare il ruolo della macchina si otteneva un feedback circa la correttezza o meno della risposta prodotta dallo studente. Questo strumento rispondeva perfettamente ai presupposti del Comportamentismo, per cui era possibile generare azioni grazie al paradigma dello Stimolo-Rinforzo. Seppure questo tipo di approccio, in modi più o meno latenti, sopravvive ancora nella nostra scuola e non solo in riferimento alla tecnologia, è necessario rimarcare che le ragioni per cui possiamo affermare che sia giusto inserire strumenti tecnologici in contesti educativi hanno radici psicologiche più profonde, e proveremo a esplicitarle.

Il ruolo delle tecnologie a scuola: dalle macchine per insegnare al web

Maria Beatrice Ligorio
2019

Abstract

L’inserimento delle tecnologie nei contesti educativi ha da sempre generato un dibattito controverso, già dai tempi in cui il termine «tecnologie» si riferiva solo alla televisione e, prima ancora, quando gli psicologi cominciarono a proporre l’idea di macchine che potessero potenziare i processi di apprendimento. Si pensi a Skinner (1954) che, in tempi ancora lontani da Internet, propose l’idea delle «macchine per insegnare» (vedi Figura 1). La macchina di Skinner era una specie di scatola che presentava i concetti, opportunamente frammentati, uno alla volta, in un’apposita finestrella e lo studente, dopo averli letti, doveva rispondere alle domande che seguivano, segnando le risposte sul carrello di scorrimento della macchina. Facendo avanzare il ruolo della macchina si otteneva un feedback circa la correttezza o meno della risposta prodotta dallo studente. Questo strumento rispondeva perfettamente ai presupposti del Comportamentismo, per cui era possibile generare azioni grazie al paradigma dello Stimolo-Rinforzo. Seppure questo tipo di approccio, in modi più o meno latenti, sopravvive ancora nella nostra scuola e non solo in riferimento alla tecnologia, è necessario rimarcare che le ragioni per cui possiamo affermare che sia giusto inserire strumenti tecnologici in contesti educativi hanno radici psicologiche più profonde, e proveremo a esplicitarle.
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