L'a. analizza l'esegesi della norma modificata dalla novella sulla filiazione naturale (art. 30, d.lgs. 28.12.2013 n. 154, che ha portato a compimento la riforma prevista dalla l. 10.12.2012, n. 219), in coerenza con l’art. 246 c.c., e a fronte dell’intervenuta imprescrittibilità dell’azione di impugnazione per difetto di veridicità solo riguardo al figlio, anche rispetto alla formulazione previgente, che disciplinava la trasmissibilità dell’azione ai discendenti, agli ascendenti o agli eredi soltanto nelle ipotesi di impugnazione del riconoscimento per violenza e per interdizione giudiziale, disciplinata ancor’oggi nel co. 1. Sono stati inseriti i commi successivi, che analogamente a quanto previsto per il disconoscimento di paternità, indicano i legittimati all’azione in caso di morte dell’autore del riconoscimento o della persona riconosciuta. Nel caso in cui l’autore del riconoscimento (padre o madre) sia morto senza aver promosso l’azione di impugnazione del riconoscimento per difetto di veridicità, ma senza che sia decorso il termine, di cui al co. 3 dell’art. 263 (un anno dall’annotazione del riconoscimento sull’atto di nascita o un anno dal giorno della conoscenza della impotentia generandi), sono ammessi ad esercitarla in sua vece i discendenti o gli ascendenti, entro un anno dalla morte del loro autore o dalla nascita del figlio, se si tratta di figlio postumo, o dal raggiungimento della maggiore età da parte di ciascuno dei discendenti (co. 2).

Commento all'art. 267

Valeria Corriero
2018

Abstract

L'a. analizza l'esegesi della norma modificata dalla novella sulla filiazione naturale (art. 30, d.lgs. 28.12.2013 n. 154, che ha portato a compimento la riforma prevista dalla l. 10.12.2012, n. 219), in coerenza con l’art. 246 c.c., e a fronte dell’intervenuta imprescrittibilità dell’azione di impugnazione per difetto di veridicità solo riguardo al figlio, anche rispetto alla formulazione previgente, che disciplinava la trasmissibilità dell’azione ai discendenti, agli ascendenti o agli eredi soltanto nelle ipotesi di impugnazione del riconoscimento per violenza e per interdizione giudiziale, disciplinata ancor’oggi nel co. 1. Sono stati inseriti i commi successivi, che analogamente a quanto previsto per il disconoscimento di paternità, indicano i legittimati all’azione in caso di morte dell’autore del riconoscimento o della persona riconosciuta. Nel caso in cui l’autore del riconoscimento (padre o madre) sia morto senza aver promosso l’azione di impugnazione del riconoscimento per difetto di veridicità, ma senza che sia decorso il termine, di cui al co. 3 dell’art. 263 (un anno dall’annotazione del riconoscimento sull’atto di nascita o un anno dal giorno della conoscenza della impotentia generandi), sono ammessi ad esercitarla in sua vece i discendenti o gli ascendenti, entro un anno dalla morte del loro autore o dalla nascita del figlio, se si tratta di figlio postumo, o dal raggiungimento della maggiore età da parte di ciascuno dei discendenti (co. 2).
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