Negli ultimi tempi il panorama urbano è costellato da laboratori e spazi collettivi dove viene prodotta una grande varietà di oggetti grazie a tecnologie di prototipazione rapida. Questi spazi vengono chiamati fablab, makerspace o makerlab. In questi spazi l'innovazione tecnica (in particolare le tecnologie di fabbricazione digitale) rende possibile un particolare tipo di innovazione sociale. Il saggio si interroga sul potenziale dei maker (utenti o gestori di questi spazi) come protagonisti di un processo culturale di conferimento di un significato nuovo all'innovazione che viene intesa come uno strumento teso a rispondere ai bisogni della comunità di riferimento. In questa dinamica, la prossimità (fisica e relazionale), la co-localizzazione e le interazioni faccia-a- faccia assumono un ruolo cruciale e conferiscono allo spazio urbano potenzialità inedite. Per comprendere al meglio le dinamiche che emergono tra innovazione, maker e comunità tracceremo brevemente un quadro della relazione tra innovazione e società, così come ci è stata presentata, di volta in volta, attraverso le figure dell'imprenditore schumpeteriano, del creativo di Richard Florida e del contemporaneo innovatore sociale. Vedremo come l'innovazione che emerge da e per la società nella visione di Schumpeter, diventa tutta tesa al mercato nell’ideologia floridiana per poi ritornare ad essere reincorporata nella comunità.

Recently, the urban landscape has been dotted by laboratories and collective spaces where a large variety of goods is produced, thanks to prototyping and digital fabrication tools. These spaces are usually called fablab, makerspaces, or makerlabs. There, technological innovation allows a particular kind of social innovation, as potentially, makers (users and managers of such spaces) are at the centre of a cultural operation where innovation is given a new meaning and new focus. Yet the potential is expressed in the innovation and creative process: when the maker creates, the innovation is not necessarily directed to the market, but to the community, as it is the result of a (long) process of interaction with the community, to which the maker refers constantly, and which is part of. In order to better understand the relation among innovation, maker and community we will proceed from J. Schumpeter analysis of the creative destruction, passing through the idea of the creative class expressed by R. Florida and arriving eventually to the social innovation discourse. We will see how innovation, emerging, in the Schumpeterian perspective, from and for the society, is then directed exclusively to the market in Florida’s view and finally is re-embedded in the community as showed by the focus on social innovation.

Comunità urbane e innovazione sociale: nuove potenzialità per i makerspace

Marianna d'Ovidio
2018

Abstract

Recently, the urban landscape has been dotted by laboratories and collective spaces where a large variety of goods is produced, thanks to prototyping and digital fabrication tools. These spaces are usually called fablab, makerspaces, or makerlabs. There, technological innovation allows a particular kind of social innovation, as potentially, makers (users and managers of such spaces) are at the centre of a cultural operation where innovation is given a new meaning and new focus. Yet the potential is expressed in the innovation and creative process: when the maker creates, the innovation is not necessarily directed to the market, but to the community, as it is the result of a (long) process of interaction with the community, to which the maker refers constantly, and which is part of. In order to better understand the relation among innovation, maker and community we will proceed from J. Schumpeter analysis of the creative destruction, passing through the idea of the creative class expressed by R. Florida and arriving eventually to the social innovation discourse. We will see how innovation, emerging, in the Schumpeterian perspective, from and for the society, is then directed exclusively to the market in Florida’s view and finally is re-embedded in the community as showed by the focus on social innovation.
Negli ultimi tempi il panorama urbano è costellato da laboratori e spazi collettivi dove viene prodotta una grande varietà di oggetti grazie a tecnologie di prototipazione rapida. Questi spazi vengono chiamati fablab, makerspace o makerlab. In questi spazi l'innovazione tecnica (in particolare le tecnologie di fabbricazione digitale) rende possibile un particolare tipo di innovazione sociale. Il saggio si interroga sul potenziale dei maker (utenti o gestori di questi spazi) come protagonisti di un processo culturale di conferimento di un significato nuovo all'innovazione che viene intesa come uno strumento teso a rispondere ai bisogni della comunità di riferimento. In questa dinamica, la prossimità (fisica e relazionale), la co-localizzazione e le interazioni faccia-a- faccia assumono un ruolo cruciale e conferiscono allo spazio urbano potenzialità inedite. Per comprendere al meglio le dinamiche che emergono tra innovazione, maker e comunità tracceremo brevemente un quadro della relazione tra innovazione e società, così come ci è stata presentata, di volta in volta, attraverso le figure dell'imprenditore schumpeteriano, del creativo di Richard Florida e del contemporaneo innovatore sociale. Vedremo come l'innovazione che emerge da e per la società nella visione di Schumpeter, diventa tutta tesa al mercato nell’ideologia floridiana per poi ritornare ad essere reincorporata nella comunità.
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