Il rapporto fra guerra e politica costituisce da sempre uno specchio in cui scorgere il volto della società del tempo. Sarebbe sbagliato credere di trovarvi solo il riflesso dei rapporti di forza internazionali e dell’equilibrio fra gruppi di potere (militari e civili) all'interno dei singoli stati, in tal modo infatti non si terrebbe conto delle enormi implicazioni simboliche insite nei due concetti, né delle relazioni assai strette fra i loro ambiti. Con l’avvento della società di massa e la trasformazione dei partiti in complesse macchine organizzative, fortemente gerarchizzate e volte alla mobilitazione di un numero enorme di militanti e simpatizzanti, l’assimilazione del competitore al nemico diviene sempre più completa e evidente. Politica e guerra sono ancora concetti diversi, ma iniziano a somigliarsi sempre di più. Ovviamente è il Primo conflitto mondiale ad accelerare enormemente questo processo. I termini della contrapposizione fra società, e relativi stati, altamente industrializzate apparvero allora in tutta la loro drammaticità, spingendo Erich Ludendorff, uno dei più brillanti membri dello Stato Maggiore germanico, ad ipotizzare una radicale inversione del rapporto fra politica e guerra, presupponendo una sostanziale immanenza della condizione bellica, a stento intervallata da brevi periodi di fisiologica tregua (durante i quali la politica sembra recuperare il suo tradizionale ruolo di mediazione fra e nelle nazioni). L’entre-deux-guerres ed il suo drammatico epilogo nel settembre 1939 sembreranno quasi confermare la validità di questa previsione, ma le caratteristiche particolari del secondo dopoguerra e del successivo quarantennio riporteranno saldamente la politica al suo posto. Tuttavia, la fine della società fordista e del relativo modello politico, l’esaurirsi del bipolarismo sovietico/americano, la globalizzazione, l’impatto sulla comunicazione politica di una vera e propria rivoluzione nella rivoluzione – cioè l’avvento del cosiddetto web 2.0, nella grande stagione di internet – sembrano voler ridare slancio a quel processo di assimilazione fra avversario politico e nemico al quale ci siamo appena riferiti, costruendo comunità sempre più intolleranti al conflitto interno e sempre più in radicale conflitto fra di loro. Il nuovo spazio offerto dai social networks, a dispetto di qualche ottimistica, quanto forse un po’ ideologica, aspettativa, si rivela dunque più simile alla piazza novecentesca che all’agorà di Pericle. Siamo forse giunti alla rivincita di Ludendorff?

The relationship between war and politics has always been a mirror on which to see the face of the society of the time. It would be wrong to believe that only the reflection of international power relationships and the balance between groups of power (both military and civilian) within individual states would be found, in this way in fact neither the enormous symbolic implications inherent in the two concepts would be taken into account, nor the very close relationships between their spheres. With the advent of mass society and the transformation of parties into complex organizational machines, highly hierarchical and aimed at mobilizing a huge number of militants and sympathizers, the assimilation of the competitor to the enemy becomes increasingly complete and evident. Politics and war are still different concepts, but they are starting to look more and more alike. Obviously, it is the First World War that enormously accelerates this process. The terms of the contrast between highly industrialized societies and their states appeared then in all their drama, prompting Erich Ludendorff, one of the most brilliant members of the German High Command, to hypothesize a radical inversion of the relationship between politics and war, assuming a substantial immanence of the war condition, hardly interspersed with short periods of physiological ceasefire (during which politics seems to recover its traditional role of mediation between and in nations). The entre-deux-guerres and its dramatic epilogue in September 1939 will seem to almost confirm the validity of this prediction, but the particular characteristics of the post-war period and the following forty years will firmly bring politics back. However, the end of Fordist society and its political model, the exhaustion of Soviet / American bipolarism, the globalization, the impact on political communication of a real revolution in the revolution - that is, the advent of the so-called web 2.0, in the great internet season - seem to give new impetus to that process of assimilation between political opponent and enemy to which we have just referred, building communities that are increasingly intolerant of internal conflict and more and more in radical conflict with each other. The new space offered by social networks, in spite of some optimistic, though perhaps a bit ideological, expectation, is therefore more similar to the twentieth-century square than to Pericles' agora. Have we come to Ludendorff's revenge?

La rivincita di Ludendorff. Dalle guerre della politica alla politica della guerra

Fiume, Fabrizio
2015-01-01

Abstract

Il rapporto fra guerra e politica costituisce da sempre uno specchio in cui scorgere il volto della società del tempo. Sarebbe sbagliato credere di trovarvi solo il riflesso dei rapporti di forza internazionali e dell’equilibrio fra gruppi di potere (militari e civili) all'interno dei singoli stati, in tal modo infatti non si terrebbe conto delle enormi implicazioni simboliche insite nei due concetti, né delle relazioni assai strette fra i loro ambiti. Con l’avvento della società di massa e la trasformazione dei partiti in complesse macchine organizzative, fortemente gerarchizzate e volte alla mobilitazione di un numero enorme di militanti e simpatizzanti, l’assimilazione del competitore al nemico diviene sempre più completa e evidente. Politica e guerra sono ancora concetti diversi, ma iniziano a somigliarsi sempre di più. Ovviamente è il Primo conflitto mondiale ad accelerare enormemente questo processo. I termini della contrapposizione fra società, e relativi stati, altamente industrializzate apparvero allora in tutta la loro drammaticità, spingendo Erich Ludendorff, uno dei più brillanti membri dello Stato Maggiore germanico, ad ipotizzare una radicale inversione del rapporto fra politica e guerra, presupponendo una sostanziale immanenza della condizione bellica, a stento intervallata da brevi periodi di fisiologica tregua (durante i quali la politica sembra recuperare il suo tradizionale ruolo di mediazione fra e nelle nazioni). L’entre-deux-guerres ed il suo drammatico epilogo nel settembre 1939 sembreranno quasi confermare la validità di questa previsione, ma le caratteristiche particolari del secondo dopoguerra e del successivo quarantennio riporteranno saldamente la politica al suo posto. Tuttavia, la fine della società fordista e del relativo modello politico, l’esaurirsi del bipolarismo sovietico/americano, la globalizzazione, l’impatto sulla comunicazione politica di una vera e propria rivoluzione nella rivoluzione – cioè l’avvento del cosiddetto web 2.0, nella grande stagione di internet – sembrano voler ridare slancio a quel processo di assimilazione fra avversario politico e nemico al quale ci siamo appena riferiti, costruendo comunità sempre più intolleranti al conflitto interno e sempre più in radicale conflitto fra di loro. Il nuovo spazio offerto dai social networks, a dispetto di qualche ottimistica, quanto forse un po’ ideologica, aspettativa, si rivela dunque più simile alla piazza novecentesca che all’agorà di Pericle. Siamo forse giunti alla rivincita di Ludendorff?
2015
The relationship between war and politics has always been a mirror on which to see the face of the society of the time. It would be wrong to believe that only the reflection of international power relationships and the balance between groups of power (both military and civilian) within individual states would be found, in this way in fact neither the enormous symbolic implications inherent in the two concepts would be taken into account, nor the very close relationships between their spheres. With the advent of mass society and the transformation of parties into complex organizational machines, highly hierarchical and aimed at mobilizing a huge number of militants and sympathizers, the assimilation of the competitor to the enemy becomes increasingly complete and evident. Politics and war are still different concepts, but they are starting to look more and more alike. Obviously, it is the First World War that enormously accelerates this process. The terms of the contrast between highly industrialized societies and their states appeared then in all their drama, prompting Erich Ludendorff, one of the most brilliant members of the German High Command, to hypothesize a radical inversion of the relationship between politics and war, assuming a substantial immanence of the war condition, hardly interspersed with short periods of physiological ceasefire (during which politics seems to recover its traditional role of mediation between and in nations). The entre-deux-guerres and its dramatic epilogue in September 1939 will seem to almost confirm the validity of this prediction, but the particular characteristics of the post-war period and the following forty years will firmly bring politics back. However, the end of Fordist society and its political model, the exhaustion of Soviet / American bipolarism, the globalization, the impact on political communication of a real revolution in the revolution - that is, the advent of the so-called web 2.0, in the great internet season - seem to give new impetus to that process of assimilation between political opponent and enemy to which we have just referred, building communities that are increasingly intolerant of internal conflict and more and more in radical conflict with each other. The new space offered by social networks, in spite of some optimistic, though perhaps a bit ideological, expectation, is therefore more similar to the twentieth-century square than to Pericles' agora. Have we come to Ludendorff's revenge?
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11586/223999
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