Poche le testimonianze sopravvissute della fase medievale della città di Potenza. Ai nomi delle chiese tramandati dalle carte corrispondono oggi edifici su cui si sono stratificati non solo secoli di storia ma soprattutto di interventi, di trasformazioni, rifacimenti, reinterpretazioni, in conseguenza delle tante calamità naturali che, qui come in altri luoghi della regione, hanno da sempre condizionato la conservazione del patrimonio artistico. Sono analizzate , come testimonianze superstiti di quell'antico passato la cattedrale, dedicata a San Gerardo, le a chiesa di San Michele, la cui dedicazione è stata messa in rapporto con la diffusione del culto micaelico garganico. L'analisi storica e architettonica di questi edifici, confortata dalla documentazione archeologica, conferma che esiste nella regione per i secoli centrali del medioevo, accanto ad un gruppo di edifici che presentano aperture di passo europeo– si pensi alla Incompiuta di Venosa, alla cattedrale di Acerenza, o alla chiesa di Anglona, per citare qualche nome- un filone più tradizionale in cui viene riproposto, con significative varianti, il modello della basilica su pilastri, coperta a tetto, con una o più absidi di cui quella centrale più alta. Un modello attestato anche in altre aree del Mezzogiorno e legato principalmente alla committenza monastica di matrice benedettina, espressione più genuina degli ideali della Riforma, che trovò, soprattutto nelle aree gravitanti intorno alla dorsale appenninica, una via di diffusione. Il presente studio fa parte dei due tomi pubblicati in occasione del secondo centenario dell'Istituzione della Provincia di Potenza.

L'architettura romanica

DEROSA, Luisa Maria Sterpeta
2007

Abstract

Poche le testimonianze sopravvissute della fase medievale della città di Potenza. Ai nomi delle chiese tramandati dalle carte corrispondono oggi edifici su cui si sono stratificati non solo secoli di storia ma soprattutto di interventi, di trasformazioni, rifacimenti, reinterpretazioni, in conseguenza delle tante calamità naturali che, qui come in altri luoghi della regione, hanno da sempre condizionato la conservazione del patrimonio artistico. Sono analizzate , come testimonianze superstiti di quell'antico passato la cattedrale, dedicata a San Gerardo, le a chiesa di San Michele, la cui dedicazione è stata messa in rapporto con la diffusione del culto micaelico garganico. L'analisi storica e architettonica di questi edifici, confortata dalla documentazione archeologica, conferma che esiste nella regione per i secoli centrali del medioevo, accanto ad un gruppo di edifici che presentano aperture di passo europeo– si pensi alla Incompiuta di Venosa, alla cattedrale di Acerenza, o alla chiesa di Anglona, per citare qualche nome- un filone più tradizionale in cui viene riproposto, con significative varianti, il modello della basilica su pilastri, coperta a tetto, con una o più absidi di cui quella centrale più alta. Un modello attestato anche in altre aree del Mezzogiorno e legato principalmente alla committenza monastica di matrice benedettina, espressione più genuina degli ideali della Riforma, che trovò, soprattutto nelle aree gravitanti intorno alla dorsale appenninica, una via di diffusione. Il presente studio fa parte dei due tomi pubblicati in occasione del secondo centenario dell'Istituzione della Provincia di Potenza.
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