L’articolo propone un’analisi interpretativa delle note di ricerca prodotte durante un periodo di studio in Inghilterra. Obiettivo dello studio è stato analizzare le politiche pubbliche di youth work, con particolare attenzione a quelle che interessavano gli spazi giovanili (centre-based youth work). In Italia, come è noto, è da sempre mancata una regolamentazione pubblica della figura professionale specifica dell’educatore giovanile e degli spazi giovanili. Diversamente che in Italia, l’Inghilterra ha alle spalle una consolidata tradizione di gestione diretta dei centri giovanili da parte degli enti pubblici locali. A partire dal 1960, infatti, le raccomandazioni del rapporto Albermale sulla riforma dei Servizi Giovani avviarono un processo di crescente responsabilizzazione degli enti locali sia nella creazione di nuovi centri giovanili, sia nell’assunzione a tempo pieno di youth worker. In meno di dieci anni, lo Stato investì 28 milioni di sterline in 3.000 progetti di nuovi centri giovanili . Nello stesso periodo, inoltre, si inizia a regolamentare la specifica figura professionale dello youth worker sia in termini di codice deontologico, sia rispetto alle abilità e competenze da acquisire attraverso percorsi formativi riconosciuti dallo Stato (anche in ambito universitario). La ricerca svolta in Inghilterra si è articolata in 8 case study di centri giovanili, con un focus sui seguenti temi-chiave: la partecipazione dei giovani nelle decisioni sulla gestione del centro; il modo in cui si incoraggiavano i giovani a presentare idee ed essere direttamente responsabili di progetti; l’integrazione di finalità educative, evasive e di carriera nelle attività creative praticate e praticabili; l’offerta di risorse utilizzabili in modo autonomo dai giovani (es. spazi, attrezzature ecc.); le strategie adottate dal centro per diventare meno dipendenti dal sostegno pubblico (es. fundraising, sviluppo di servizi a pagamento ecc.). Gli studi di caso sono stati condotti attraverso interviste ai manager dei centri e sulla base dell’analisi documentale di documenti di programma e report sulle attività svolte.

Spazi in trasformazione. Diario di un viaggio di ricerca tra i centri giovanili in Inghilterra

Morciano D.
2017-01-01

Abstract

L’articolo propone un’analisi interpretativa delle note di ricerca prodotte durante un periodo di studio in Inghilterra. Obiettivo dello studio è stato analizzare le politiche pubbliche di youth work, con particolare attenzione a quelle che interessavano gli spazi giovanili (centre-based youth work). In Italia, come è noto, è da sempre mancata una regolamentazione pubblica della figura professionale specifica dell’educatore giovanile e degli spazi giovanili. Diversamente che in Italia, l’Inghilterra ha alle spalle una consolidata tradizione di gestione diretta dei centri giovanili da parte degli enti pubblici locali. A partire dal 1960, infatti, le raccomandazioni del rapporto Albermale sulla riforma dei Servizi Giovani avviarono un processo di crescente responsabilizzazione degli enti locali sia nella creazione di nuovi centri giovanili, sia nell’assunzione a tempo pieno di youth worker. In meno di dieci anni, lo Stato investì 28 milioni di sterline in 3.000 progetti di nuovi centri giovanili . Nello stesso periodo, inoltre, si inizia a regolamentare la specifica figura professionale dello youth worker sia in termini di codice deontologico, sia rispetto alle abilità e competenze da acquisire attraverso percorsi formativi riconosciuti dallo Stato (anche in ambito universitario). La ricerca svolta in Inghilterra si è articolata in 8 case study di centri giovanili, con un focus sui seguenti temi-chiave: la partecipazione dei giovani nelle decisioni sulla gestione del centro; il modo in cui si incoraggiavano i giovani a presentare idee ed essere direttamente responsabili di progetti; l’integrazione di finalità educative, evasive e di carriera nelle attività creative praticate e praticabili; l’offerta di risorse utilizzabili in modo autonomo dai giovani (es. spazi, attrezzature ecc.); le strategie adottate dal centro per diventare meno dipendenti dal sostegno pubblico (es. fundraising, sviluppo di servizi a pagamento ecc.). Gli studi di caso sono stati condotti attraverso interviste ai manager dei centri e sulla base dell’analisi documentale di documenti di programma e report sulle attività svolte.
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