La storia della città di Manfredonia, oggetto di una profonda opera di revisione nel presente volume, viene analizzata attraverso quanto rimane della sua facies medievale. Oggetto di questo contributo è l’edilizia sacra della città dalla fondazione al XIV secolo, argomento sul quale si registrano solo brevi e sporadici interventii. Data l’esiguità e la frammentarietà delle testimonianze rimasteci sono state passate in rassegna tutte le fonti fino ad oggi conosciute, sia scritte che iconografiche, che spaziano dal medioevo all’età moderna. L’analisi di questa documentazione ha consentito di affrontare anche problemi di natura urbanistica nonché ricavare interessanti informazioni relative all’edilizia residenziale. La storia della città e di quanto rimane dell’antica edilizia sacra e conventuale (relativa alla chiesa e convento di San Domenico, al duomo di San Lorenzo ed al convento di S. Francesco) viene letta in relazione alle vicende del clero sipontino, di cui la nuova città avrebbe dovuto ereditare il titolo vescovile, ed ai legami con i sovrani angioini, in particolare con Carlo I e con suo figlio Carlo II. Particolare attenzione è riservata alla storia del duomo, nel tentativo di mettere a fuoco le vicende costruttive e restituire, con l’ausilio di alcune antiche immagini, forma e dimensioni. Sono stati indagati, inoltre, alcuni locali nell’attuale Palazzo arcivescovile facenti parte dell’edificio medievale. Una parte di questo studio è dedicata alle testimonianze pittoriche presenti nella cappella di San Domenico nonché ad alcune strutture, probabilmente cappelle, parzialmente inglobate in fabbriche moderne, oggi di proprietà privata. Sono pubblicati, inoltre, per la prima volta, alcuni frammenti di decorazioni architettoniche medievali relative al palazzo De Florio-Mettola, nell’area dell’antico duomo. In tale contesto emerge con chiarezza il rapporto che la città ebbe, a livello di committenza ma anche di circolazione di modelli e maestranze, con altre città del Regno, in particolare con la vicina Lucera. Le élites urbane, dedite principalmente ai commerci marittimi, e le autorità ecclesiastiche svolsero un ruolo di primo piano nella creazione di un linguaggio estetico in grado di tradurre tendenze più aggiornate- legate alla Corte e più in generale all’Europa - in una glossa che, reinventando il linguaggio tradizionale dell’Italia meridionale, fosse comprensibile alle comunità locali.

Storie di chartae e storie di pietra: la cultura artistica a Manfredonia fra XIII e XIV secolo

DEROSA, Luisa Maria Sterpeta
2008

Abstract

La storia della città di Manfredonia, oggetto di una profonda opera di revisione nel presente volume, viene analizzata attraverso quanto rimane della sua facies medievale. Oggetto di questo contributo è l’edilizia sacra della città dalla fondazione al XIV secolo, argomento sul quale si registrano solo brevi e sporadici interventii. Data l’esiguità e la frammentarietà delle testimonianze rimasteci sono state passate in rassegna tutte le fonti fino ad oggi conosciute, sia scritte che iconografiche, che spaziano dal medioevo all’età moderna. L’analisi di questa documentazione ha consentito di affrontare anche problemi di natura urbanistica nonché ricavare interessanti informazioni relative all’edilizia residenziale. La storia della città e di quanto rimane dell’antica edilizia sacra e conventuale (relativa alla chiesa e convento di San Domenico, al duomo di San Lorenzo ed al convento di S. Francesco) viene letta in relazione alle vicende del clero sipontino, di cui la nuova città avrebbe dovuto ereditare il titolo vescovile, ed ai legami con i sovrani angioini, in particolare con Carlo I e con suo figlio Carlo II. Particolare attenzione è riservata alla storia del duomo, nel tentativo di mettere a fuoco le vicende costruttive e restituire, con l’ausilio di alcune antiche immagini, forma e dimensioni. Sono stati indagati, inoltre, alcuni locali nell’attuale Palazzo arcivescovile facenti parte dell’edificio medievale. Una parte di questo studio è dedicata alle testimonianze pittoriche presenti nella cappella di San Domenico nonché ad alcune strutture, probabilmente cappelle, parzialmente inglobate in fabbriche moderne, oggi di proprietà privata. Sono pubblicati, inoltre, per la prima volta, alcuni frammenti di decorazioni architettoniche medievali relative al palazzo De Florio-Mettola, nell’area dell’antico duomo. In tale contesto emerge con chiarezza il rapporto che la città ebbe, a livello di committenza ma anche di circolazione di modelli e maestranze, con altre città del Regno, in particolare con la vicina Lucera. Le élites urbane, dedite principalmente ai commerci marittimi, e le autorità ecclesiastiche svolsero un ruolo di primo piano nella creazione di un linguaggio estetico in grado di tradurre tendenze più aggiornate- legate alla Corte e più in generale all’Europa - in una glossa che, reinventando il linguaggio tradizionale dell’Italia meridionale, fosse comprensibile alle comunità locali.
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