Nel contributo si sottolinea l’esigenza di condurre un’analisi del modello di finanza pubblica italiana in chiave sistematico-evolutiva. L’obiettivo, in altri termini, è quello di studiare la “subiecta materia” non limitandosi alla mera esegesi delle specifiche previsioni (costituzionali e legislative) espressamente dedicate al bilancio dello Stato, bensì estendendo, per un verso, l’attenzione ai quei principi, più generali, e a quelle norme, di carattere più dettagliato, comunque capaci, anche indirettamente, di incidere sulla configurazione di tale modello; e raffrontando, per l’altro verso, i dati giuridico-formali con i sempre mutevoli contesti storici capaci di influenzarne l’interpretazione e l’applicazione. La conclusione a cui si perviene è che, in tema di finanza pubblica, gli spazi lasciati vuoti o imprecisati dalla Carta repubblicana, vengono sempre più riempiti e specificati tanto “dall’alto verso il basso” (con la normativa europea), quanto “dal basso verso l’alto” (in particolare, con la legislazione ordinaria, la disciplina dei regolamenti parlamentari e le prassi applicative). Contrariamente a quanto comunemente si pensa, però, è soprattutto questo secondo modo di integrazione del dettato costituzionale, degenerando spesso in vera e propria violazione, a destare le maggiori perplessità e a minacciare di più la tenuta complessiva della forma di Stato e di governo.

Finanza pubblica, principi costituzionali e fenomeni reali

TEOTONICO, VITTORIO
2008

Abstract

Nel contributo si sottolinea l’esigenza di condurre un’analisi del modello di finanza pubblica italiana in chiave sistematico-evolutiva. L’obiettivo, in altri termini, è quello di studiare la “subiecta materia” non limitandosi alla mera esegesi delle specifiche previsioni (costituzionali e legislative) espressamente dedicate al bilancio dello Stato, bensì estendendo, per un verso, l’attenzione ai quei principi, più generali, e a quelle norme, di carattere più dettagliato, comunque capaci, anche indirettamente, di incidere sulla configurazione di tale modello; e raffrontando, per l’altro verso, i dati giuridico-formali con i sempre mutevoli contesti storici capaci di influenzarne l’interpretazione e l’applicazione. La conclusione a cui si perviene è che, in tema di finanza pubblica, gli spazi lasciati vuoti o imprecisati dalla Carta repubblicana, vengono sempre più riempiti e specificati tanto “dall’alto verso il basso” (con la normativa europea), quanto “dal basso verso l’alto” (in particolare, con la legislazione ordinaria, la disciplina dei regolamenti parlamentari e le prassi applicative). Contrariamente a quanto comunemente si pensa, però, è soprattutto questo secondo modo di integrazione del dettato costituzionale, degenerando spesso in vera e propria violazione, a destare le maggiori perplessità e a minacciare di più la tenuta complessiva della forma di Stato e di governo.
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