Nel quadro di un programma di ricerca di interesse nazionale, finanziato dal MIUR, il saggio affronta il tema della flessibilità temporale del lavoro, realizzabile attraverso gli strumenti del part-time e del lavoro intermittente. Entrambi consentono - sia pure entro differenti margini - di adattare la prestazione lavorativa alle esigenze della produzione, agendo sulla variabilità della durata e della collocazione dell'orario. Infatti, attraverso gli spazi di manovra concessi all'impresa (e ampliati dal D.lgs. 276/2003), è possibile - a determinate condizioni - prolungare e/o modificare la durata della prestazione del lavoratore a tempo parziale. Ne deriva una condizione di disponibilità al lavoro che, poi, trova la sua massima espressione nel lavoro intermittente (o a chiamata), dove il tempo di lavoro rimane assoggettato ad una sorta di ius creandi del datore di lavoro. Infine, quando il contratto di lavoro a chiamata è stipulato senza obbligo di risposta, più che di intermittenza si deve parlare di temporaneità/occasionalità della prestazione, la quale rappresenta comunque un'altra forma di traslazione del rischio di inattività dall'impresa al lavoratore, assai competitiva rispetto al tradizionale contratto di lavoro a termine: di quest'ultimo - infatti - l'impresa che ricorre al lavoro intermittente senza obbligo di risposta alla chiamata pare non debba rispettare i vincoli normativi (giustificazione causale e limiti alla reiterazione).

La flessibilità come alternanza tra lavoro e disponibilità nel part-time e nel lavoro intermittente

VOZA, Roberto
2009

Abstract

Nel quadro di un programma di ricerca di interesse nazionale, finanziato dal MIUR, il saggio affronta il tema della flessibilità temporale del lavoro, realizzabile attraverso gli strumenti del part-time e del lavoro intermittente. Entrambi consentono - sia pure entro differenti margini - di adattare la prestazione lavorativa alle esigenze della produzione, agendo sulla variabilità della durata e della collocazione dell'orario. Infatti, attraverso gli spazi di manovra concessi all'impresa (e ampliati dal D.lgs. 276/2003), è possibile - a determinate condizioni - prolungare e/o modificare la durata della prestazione del lavoratore a tempo parziale. Ne deriva una condizione di disponibilità al lavoro che, poi, trova la sua massima espressione nel lavoro intermittente (o a chiamata), dove il tempo di lavoro rimane assoggettato ad una sorta di ius creandi del datore di lavoro. Infine, quando il contratto di lavoro a chiamata è stipulato senza obbligo di risposta, più che di intermittenza si deve parlare di temporaneità/occasionalità della prestazione, la quale rappresenta comunque un'altra forma di traslazione del rischio di inattività dall'impresa al lavoratore, assai competitiva rispetto al tradizionale contratto di lavoro a termine: di quest'ultimo - infatti - l'impresa che ricorre al lavoro intermittente senza obbligo di risposta alla chiamata pare non debba rispettare i vincoli normativi (giustificazione causale e limiti alla reiterazione).
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