Attilio Tamaro (Trieste 1884-Roma 1956), giornalista, storico e diplomatico, è il maggiore interprete di una storiografia di stampo nazionalista e irredentista, che intende ricondurre tutta la storia di Trieste nello schema della lotta nazionale contro l’Austria. Dotato di una non comune conoscenza sulla società e sull’economia adriatica e balcanica, vicino ai circoli dirigenti più influenti dell’Italia liberale e successivamente fascista che con i suoi scritti contribuì ad orientare, egli appartiene ad un ciclo della storia italiana ed europea, quello della politica imperialistica di potenza, esaltata nelle sue opere, che alla fine della seconda guerra mondiale può dirsi compiuto e concluso. Fin dagli anni precedenti il primo conflitto mondiale si era fatto banditore di progetti di egemonia italiana nell’Adriatico e di espansionismo nei Balcani e nel Mediterraneo che dovevano muovere dalla conquista del porto di Trieste, “porta orientale” verso quelle aree. A questi programmi, usciti sconfitti dalla guerra, non rinunciò neppure nella mutata realtà dei rapporti internazionali del secondo dopoguerra.

Attilio Tamaro e Trieste. Nazionalismo politico e nazionalismo economico tra primo e secondo dopoguerra

MILLO, Anna
2007

Abstract

Attilio Tamaro (Trieste 1884-Roma 1956), giornalista, storico e diplomatico, è il maggiore interprete di una storiografia di stampo nazionalista e irredentista, che intende ricondurre tutta la storia di Trieste nello schema della lotta nazionale contro l’Austria. Dotato di una non comune conoscenza sulla società e sull’economia adriatica e balcanica, vicino ai circoli dirigenti più influenti dell’Italia liberale e successivamente fascista che con i suoi scritti contribuì ad orientare, egli appartiene ad un ciclo della storia italiana ed europea, quello della politica imperialistica di potenza, esaltata nelle sue opere, che alla fine della seconda guerra mondiale può dirsi compiuto e concluso. Fin dagli anni precedenti il primo conflitto mondiale si era fatto banditore di progetti di egemonia italiana nell’Adriatico e di espansionismo nei Balcani e nel Mediterraneo che dovevano muovere dalla conquista del porto di Trieste, “porta orientale” verso quelle aree. A questi programmi, usciti sconfitti dalla guerra, non rinunciò neppure nella mutata realtà dei rapporti internazionali del secondo dopoguerra.
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