La Corte europea ha chiarito che viola l’art. 8 CEDU (diritto al rispetto della vita privata e familiare) la decisione delle autorità italiane di allontanare il minore nato all’estero ricorrendo alla maternità surrogata dalla coppia che è ricorsa a tale tecnica per il concepimento. Secondo la Corte, i ricorrenti sono stati comunque giudicati idonei all’adozione. La decisione nazionale di allontanare il minore nasce da un giudizio – successivo – di incapacità per via dell’aggiramento della legge sull’adozione. Tale decisione non scaturisce invece da una perizia disposta dal competente tribunale. Neppure rileva il procedimento penale avviato nei confronti dei ricorrenti, in quanto, a giudizio della Corte, la responsabilità penale degli interessati non riveste alcun ruolo significativo con riferimento alle misure di allontanamento. Tra l’altro, il minore ha ricevuto una nuova identità soltanto 2 anni dopo dall’inizio dell’iter burocratico della registrazione del certificato di nascita. Ed invero, secondo la Corte di Strasburgo, è necessario che un minore non sia svantaggiato per la circostanza che è stato messo al mondo da una madre surrogata, a partire dalla cittadinanza o dall’identità che rivestono un’importanza primordiale. Ne deriva che le autorità italiane non hanno mantenuto il giusto equilibrio che deve sussistere tra gli interessi in gioco.

Corte di Strasburgo e maternità surrogata all’estero: rispetto del limite dell’ordine pubblico o tutela del superiore interesse del minore?

PIZZOLANTE, Giuseppina
2015

Abstract

La Corte europea ha chiarito che viola l’art. 8 CEDU (diritto al rispetto della vita privata e familiare) la decisione delle autorità italiane di allontanare il minore nato all’estero ricorrendo alla maternità surrogata dalla coppia che è ricorsa a tale tecnica per il concepimento. Secondo la Corte, i ricorrenti sono stati comunque giudicati idonei all’adozione. La decisione nazionale di allontanare il minore nasce da un giudizio – successivo – di incapacità per via dell’aggiramento della legge sull’adozione. Tale decisione non scaturisce invece da una perizia disposta dal competente tribunale. Neppure rileva il procedimento penale avviato nei confronti dei ricorrenti, in quanto, a giudizio della Corte, la responsabilità penale degli interessati non riveste alcun ruolo significativo con riferimento alle misure di allontanamento. Tra l’altro, il minore ha ricevuto una nuova identità soltanto 2 anni dopo dall’inizio dell’iter burocratico della registrazione del certificato di nascita. Ed invero, secondo la Corte di Strasburgo, è necessario che un minore non sia svantaggiato per la circostanza che è stato messo al mondo da una madre surrogata, a partire dalla cittadinanza o dall’identità che rivestono un’importanza primordiale. Ne deriva che le autorità italiane non hanno mantenuto il giusto equilibrio che deve sussistere tra gli interessi in gioco.
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