Secondo un convincimento ormai comune in dottrina, la rilevanza di valori morali sul piano giuridico non sarebbe attestata prima dell’età severiana. Con la presente monografia, invece, movendo dall’analisi di un passo dalle Epistulae di Giavoleno, giurista vissuto tra la seconda metà del I e gli inizi del II secolo d.C., il tentativo che viene compiuto è quello di spostare più indietro, appunto a cavallo fra primo e secondo secolo d.C., il momento a partire dal quale è identificabile una riconoscibilità sul piano giuridico degli interessi non patrimoniali. Non si vuole dare alla riflessione di Giavoleno il valore di termine “a quo” nel senso indicato, ma certo la testimonianza appare particolarmente significativa per la tematica segnalata a causa del ricorrere in essa della categoria dell’affectus assunta a criterio per la soluzione proposta al giurista. Il testo già ampiamente analizzato in dottrina, ha richiesto una analisi minuta e la soluzione di un problema di critica testuale, imprescindibile per una sua utilizzazione proficua nella prospettiva indicata. La indagine è articolata in due parti: la prima esegetica , in senso proprio, volta alla ricostruzione dei corretti termini della fattispecie con la conseguente individuazione della “quaestio”, del responso e infine della “ratio” sottesa all’uno e all’altra. In questa prima parte si è imposta l’analisi di categorie concettuali e giuridiche dalla lunga storia testuale come quella dei “bona” che si snoda fra I sec. a.C. e III sec.d.C. e ancora una riflessione approfondita su fenomeni socialmente rilevanti come i sepulchra e il ius sepulchri, con tutta la normativa di riferimento. La seconda parte più inerente alla redazione critica del testo, con l’opzione in articolare che si è dovuto effettuare circa il valore grammaticale da attribuire ad alcuni dati linguistici, problema dai cui esiti è dipeso lo stesso giudizio sulla genuinità del passo nella sua interezza, che ha costituito il presupposto indispensabile per una compiuta valutazione della struttura argomentativa della soluzione proposta da Giavoleno.

Gli interessi non patrimoniali in Giavoleno. Studio su D.38.2.36

SICARI, Amalia
2007

Abstract

Secondo un convincimento ormai comune in dottrina, la rilevanza di valori morali sul piano giuridico non sarebbe attestata prima dell’età severiana. Con la presente monografia, invece, movendo dall’analisi di un passo dalle Epistulae di Giavoleno, giurista vissuto tra la seconda metà del I e gli inizi del II secolo d.C., il tentativo che viene compiuto è quello di spostare più indietro, appunto a cavallo fra primo e secondo secolo d.C., il momento a partire dal quale è identificabile una riconoscibilità sul piano giuridico degli interessi non patrimoniali. Non si vuole dare alla riflessione di Giavoleno il valore di termine “a quo” nel senso indicato, ma certo la testimonianza appare particolarmente significativa per la tematica segnalata a causa del ricorrere in essa della categoria dell’affectus assunta a criterio per la soluzione proposta al giurista. Il testo già ampiamente analizzato in dottrina, ha richiesto una analisi minuta e la soluzione di un problema di critica testuale, imprescindibile per una sua utilizzazione proficua nella prospettiva indicata. La indagine è articolata in due parti: la prima esegetica , in senso proprio, volta alla ricostruzione dei corretti termini della fattispecie con la conseguente individuazione della “quaestio”, del responso e infine della “ratio” sottesa all’uno e all’altra. In questa prima parte si è imposta l’analisi di categorie concettuali e giuridiche dalla lunga storia testuale come quella dei “bona” che si snoda fra I sec. a.C. e III sec.d.C. e ancora una riflessione approfondita su fenomeni socialmente rilevanti come i sepulchra e il ius sepulchri, con tutta la normativa di riferimento. La seconda parte più inerente alla redazione critica del testo, con l’opzione in articolare che si è dovuto effettuare circa il valore grammaticale da attribuire ad alcuni dati linguistici, problema dai cui esiti è dipeso lo stesso giudizio sulla genuinità del passo nella sua interezza, che ha costituito il presupposto indispensabile per una compiuta valutazione della struttura argomentativa della soluzione proposta da Giavoleno.
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