La ricerca muove da una critica alle teorie che guardano alla rete internet come territorio senza sovranità, retto esclusivamente da regole tecniche, e aderisce alla tesi secondo la quale le relazioni che quotidianamente si svolgono on line necessitano di una disciplina “giuridica”. Si osserva che la nuova declinazione dei rapporti tra Amministrazione e cittadino, sempre più mediati dall'uso dello strumento tecnologico, lascia emergere il diritto di accesso alla rete quale diritto fondamentale la cui effettività meriterebbe di esser garantita anche attraverso l'inclusione del servizio di connessione a banda larga o ultra-larga tra gli obblighi di servizio universale per gli operatori di telecomunicazione. Attraverso la ricostruzione degli atti amministrativi e negoziali adottati negli Stati Uniti a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso, si analizza la governance della rete (affidata, per quanto concerne il domain name system, ad ICANN, ente di diritto privato nord-americano) e si dimostra che il funzionamento di internet a livello globale continua ad esser garantito dal governo USA, con potenziale pregiudizio per i diritti fondamentali delle persone, non meno che per le prerogative proprie degli Stati. Anche attraverso l'analisi della letteratura giuridica sui c.d. commos, si approda alla conclusione dell'assenza di un adeguato fondamento dommatico della ricostruzione di internet come "bene comune", ripresa sovente da parte della dottrina più recente. Internet è da considerarsi piuttosto un mezzo attraverso il quale si esercitano libertà e diritti, anche costituzionalmente garantiti, che sempre più connotano un rapporto di "cittadinanza digitale" delineato con chiarezza nell'ordinamento secondo una linea evolutiva che muove, da ultimo, dal codice dall'Amministrazione digitale (d.lgs. 82/2005) ed approda al principio "digital first" introdotto dalla legge c.d. "Madia" (n. 124/2015). Un mezzo il cui funzionamento e legittimo uso devono esser garantiti e promossi dalle autorità pubbliche entro i limiti previsti dalle norme costituzionali.

Internet nell'organizzazione amministrativa. Reti di libertà

OTRANTO, PIERGIUSEPPE
2015-01-01

Abstract

La ricerca muove da una critica alle teorie che guardano alla rete internet come territorio senza sovranità, retto esclusivamente da regole tecniche, e aderisce alla tesi secondo la quale le relazioni che quotidianamente si svolgono on line necessitano di una disciplina “giuridica”. Si osserva che la nuova declinazione dei rapporti tra Amministrazione e cittadino, sempre più mediati dall'uso dello strumento tecnologico, lascia emergere il diritto di accesso alla rete quale diritto fondamentale la cui effettività meriterebbe di esser garantita anche attraverso l'inclusione del servizio di connessione a banda larga o ultra-larga tra gli obblighi di servizio universale per gli operatori di telecomunicazione. Attraverso la ricostruzione degli atti amministrativi e negoziali adottati negli Stati Uniti a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso, si analizza la governance della rete (affidata, per quanto concerne il domain name system, ad ICANN, ente di diritto privato nord-americano) e si dimostra che il funzionamento di internet a livello globale continua ad esser garantito dal governo USA, con potenziale pregiudizio per i diritti fondamentali delle persone, non meno che per le prerogative proprie degli Stati. Anche attraverso l'analisi della letteratura giuridica sui c.d. commos, si approda alla conclusione dell'assenza di un adeguato fondamento dommatico della ricostruzione di internet come "bene comune", ripresa sovente da parte della dottrina più recente. Internet è da considerarsi piuttosto un mezzo attraverso il quale si esercitano libertà e diritti, anche costituzionalmente garantiti, che sempre più connotano un rapporto di "cittadinanza digitale" delineato con chiarezza nell'ordinamento secondo una linea evolutiva che muove, da ultimo, dal codice dall'Amministrazione digitale (d.lgs. 82/2005) ed approda al principio "digital first" introdotto dalla legge c.d. "Madia" (n. 124/2015). Un mezzo il cui funzionamento e legittimo uso devono esser garantiti e promossi dalle autorità pubbliche entro i limiti previsti dalle norme costituzionali.
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