L’analisi delle firme dei giudici ai contratti di 361 instrumenta redatti a Bari tra il 1400 e il 1499 e conservati presso gli archivi cittadini, precisa quando e quanto la prassi documentaria cittadina quattrocentesca, limitatamente all’intervento di codesti ufficiali, aderisce alla relativa normativa regia. I giudici ai contratti baresi nel sec. XV possono essere di nomina regia o cittadina. I primi esibiscono il titolo regius, hanno carica vitalizia contrariamente alle direttive del Regno, competenze per territorio provinciali o statali, svolgono le proprie funzioni anche fuori città, sostituiscono i colleghi deceduti. I secondi esibiscono il titolo Barensis, hanno incarico annuale, competenza per territorio limitata alla città, funzioni allargate anche alle cause, non sembra esercitino il supplentato. I giudici aprono sempre ex lege la successione delle sottoscrizioni testimoniali sugli strumenti tranne in caso d’intervento di più alte autorità giudiziarie; la struttura delle sottoscrizioni subisce un cambiamento a partire dal 1430, quando iniziano ad apparire articolate formule di supplenza; altre modifiche strutturali si registrano, nella seconda metà del secolo, nelle firme che corredano reassumptiones o strumenti di autenticazione. Poco più del 20% dei giudici non è di origine barese e poco più del 37% appartiene al ceto nobiliare; la casta è solidale a quella dei notai ed è connotata da un’educazione grafica medio-alta e un po’ antiquata che si manifesta, almeno fino agli anni ‘70 del secolo, mediante una svariata gamma di semigotiche quasi mai supportate da una adeguata conoscenza ortografico-grammaticale, indizio forse embrionale della progressiva esautorazione della carica.

Ne testificantium personarum defectu fides puplica pereat et veritatis essentia sub modio posita delitescat

Drago Tedeschini, C.
2012

Abstract

L’analisi delle firme dei giudici ai contratti di 361 instrumenta redatti a Bari tra il 1400 e il 1499 e conservati presso gli archivi cittadini, precisa quando e quanto la prassi documentaria cittadina quattrocentesca, limitatamente all’intervento di codesti ufficiali, aderisce alla relativa normativa regia. I giudici ai contratti baresi nel sec. XV possono essere di nomina regia o cittadina. I primi esibiscono il titolo regius, hanno carica vitalizia contrariamente alle direttive del Regno, competenze per territorio provinciali o statali, svolgono le proprie funzioni anche fuori città, sostituiscono i colleghi deceduti. I secondi esibiscono il titolo Barensis, hanno incarico annuale, competenza per territorio limitata alla città, funzioni allargate anche alle cause, non sembra esercitino il supplentato. I giudici aprono sempre ex lege la successione delle sottoscrizioni testimoniali sugli strumenti tranne in caso d’intervento di più alte autorità giudiziarie; la struttura delle sottoscrizioni subisce un cambiamento a partire dal 1430, quando iniziano ad apparire articolate formule di supplenza; altre modifiche strutturali si registrano, nella seconda metà del secolo, nelle firme che corredano reassumptiones o strumenti di autenticazione. Poco più del 20% dei giudici non è di origine barese e poco più del 37% appartiene al ceto nobiliare; la casta è solidale a quella dei notai ed è connotata da un’educazione grafica medio-alta e un po’ antiquata che si manifesta, almeno fino agli anni ‘70 del secolo, mediante una svariata gamma di semigotiche quasi mai supportate da una adeguata conoscenza ortografico-grammaticale, indizio forse embrionale della progressiva esautorazione della carica.
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