La reassumptio consisteva nell’operazione con cui un notaio, a richiesta dell’interessato, conferiva dignità di strumento ad una scheda, testimonianza scritta di un negozio giuridico concluso tempo addietro e protocollato da un collega ormai deceduto o invalido. L’indagine effettuata all’interno dei corpora documentari conservati negli archivi della cattedrale e della basilica di S. Nicola di Bari rivela la presenza di ben cinquantacinque instrumenta reassumptionis scritti tra il 1466 e il 1599 e si ricollega alla ridefinizione dell’ufficio notarile voluta dalla dinastia aragonese nel 1477. L’indipendenza vigilata dell’ordo è l’aspetto peculiare che emerge dall’analisi delle reassumptiones baresi (del tutto inedite) che, a partire dal 1466 e sino alla fine del secolo XVI, appaiono già connotate da una specifica architettura del dettato; in essa è possibile segnalare la ricorsività di alcune parole chiave (potestas, conservator, perquirere, transumptare) che, oltre a rimarcare l’accresciuta responsabilità conquistata dal ceto notarile nella redazione degli strumenti, suggeriscono riflessioni accessorie sulla pratica di custodia degli atti e sulla struttura materiale e compositiva dei protocolli. Le tecniche notarili di trascrizione della scheda ben esemplificano la progressiva conquista della fides semiplena del protocollo: in particolare, l’attitudine dei notai a ricopiare fedelmente la sola scheda, attestata a partire dalla metà del secolo XV, dimostra che a Bari, nel giro di un settantennio dalla promulgazione delle prammatiche ferdinandee del 1477, tale fides è ormai pubblicamente acquisita.

L’instrumentum reassumptionis: osservazioni preliminari e lessicali sui documenti baresi dei secoli XV e XVI

Drago Tedeschini, C.
2012

Abstract

La reassumptio consisteva nell’operazione con cui un notaio, a richiesta dell’interessato, conferiva dignità di strumento ad una scheda, testimonianza scritta di un negozio giuridico concluso tempo addietro e protocollato da un collega ormai deceduto o invalido. L’indagine effettuata all’interno dei corpora documentari conservati negli archivi della cattedrale e della basilica di S. Nicola di Bari rivela la presenza di ben cinquantacinque instrumenta reassumptionis scritti tra il 1466 e il 1599 e si ricollega alla ridefinizione dell’ufficio notarile voluta dalla dinastia aragonese nel 1477. L’indipendenza vigilata dell’ordo è l’aspetto peculiare che emerge dall’analisi delle reassumptiones baresi (del tutto inedite) che, a partire dal 1466 e sino alla fine del secolo XVI, appaiono già connotate da una specifica architettura del dettato; in essa è possibile segnalare la ricorsività di alcune parole chiave (potestas, conservator, perquirere, transumptare) che, oltre a rimarcare l’accresciuta responsabilità conquistata dal ceto notarile nella redazione degli strumenti, suggeriscono riflessioni accessorie sulla pratica di custodia degli atti e sulla struttura materiale e compositiva dei protocolli. Le tecniche notarili di trascrizione della scheda ben esemplificano la progressiva conquista della fides semiplena del protocollo: in particolare, l’attitudine dei notai a ricopiare fedelmente la sola scheda, attestata a partire dalla metà del secolo XV, dimostra che a Bari, nel giro di un settantennio dalla promulgazione delle prammatiche ferdinandee del 1477, tale fides è ormai pubblicamente acquisita.
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