La condizione delle donne appartenenti agli strati più bassi della società, già di per sé strutturalmente precaria, diventava drammatica e pericolosa in assenza di una famiglia e di figure maschili destinate al controllo e alla protezione del loro onore, elemento cardine di un sistema culturale sul quale si fondavano i destini femminili: moglie, madre, monaca. L’assenza di un uomo – padre, fratello, marito – rendeva la donna ancora più vulnerabile, potenzialmente deviante e la prostituzione diveniva, molto spesso, l’alternativa alla miseria, l’unica possibilità di sopravvivenza. Nel variegato, e quanto mai articolato, panorama della carità cristiana e della beneficenza, sostenuto sia dalla Chiesa che da iniziative di benefattori e cittadini laici, fra XVI e XVII secolo fiorirono numerosi conservatori e ritiri destinati alle prostitute pentite, alle donne pericolate, ripudiate o separate, alle fanciulle pericolanti. Nel lungo periodo, negli anni a cavallo fra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, in un clima sociale, amministrativo e istituzionale rinnovato dal dominio francese, l’assistenza alle donne subì profondi cambiamenti: dall’opera privata di carità, foriera di redenzione e salvezza dal peccato e di tutela dal pericolo attraverso la reclusione anche per tutta la vita, si passò all’intervento statale che, attraverso misure quali il lavoro e l’alfabetizzazione, si preoccupava di formare buone madri di famiglia e oneste lavoratrici. L’intento di questo lavoro è quello di ricostruire, attraverso un minuzioso e appassionato scavo documentario presso l’Archivio di Stato di Bari, le vicende storiche di un istituto del capoluogo destinato alle donne peccatrici pentite e alle fanciulle pericolanti: l’Asilo di Pietà. La storia di questo istituto risulta speculare al processo di innovazione che investì il tema della carità e della beneficenza in Italia, così come negli altri paesi europei, tra Settecento e Ottocento. Le carte d’archivio hanno permesso non solo di delineare un rapporto dialettico fra autorità ecclesiastiche e statali, tra gruppi familiari e classi dirigenti, ma anche di restituire la voce a tante donne sole, abbandonate, prive del sostegno materiale e morale di una famiglia, che la miseria e la perdita dell’onore avevano relegato ai margini della società, confinate all’ombra di una macchia infamante.

Dall'Albergo delle Pentite all'Asilo di Pietà: reclusione e assistenza alle donne a Bari fra Settecento e Ottocento

CARBONE, Angela
2010

Abstract

La condizione delle donne appartenenti agli strati più bassi della società, già di per sé strutturalmente precaria, diventava drammatica e pericolosa in assenza di una famiglia e di figure maschili destinate al controllo e alla protezione del loro onore, elemento cardine di un sistema culturale sul quale si fondavano i destini femminili: moglie, madre, monaca. L’assenza di un uomo – padre, fratello, marito – rendeva la donna ancora più vulnerabile, potenzialmente deviante e la prostituzione diveniva, molto spesso, l’alternativa alla miseria, l’unica possibilità di sopravvivenza. Nel variegato, e quanto mai articolato, panorama della carità cristiana e della beneficenza, sostenuto sia dalla Chiesa che da iniziative di benefattori e cittadini laici, fra XVI e XVII secolo fiorirono numerosi conservatori e ritiri destinati alle prostitute pentite, alle donne pericolate, ripudiate o separate, alle fanciulle pericolanti. Nel lungo periodo, negli anni a cavallo fra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, in un clima sociale, amministrativo e istituzionale rinnovato dal dominio francese, l’assistenza alle donne subì profondi cambiamenti: dall’opera privata di carità, foriera di redenzione e salvezza dal peccato e di tutela dal pericolo attraverso la reclusione anche per tutta la vita, si passò all’intervento statale che, attraverso misure quali il lavoro e l’alfabetizzazione, si preoccupava di formare buone madri di famiglia e oneste lavoratrici. L’intento di questo lavoro è quello di ricostruire, attraverso un minuzioso e appassionato scavo documentario presso l’Archivio di Stato di Bari, le vicende storiche di un istituto del capoluogo destinato alle donne peccatrici pentite e alle fanciulle pericolanti: l’Asilo di Pietà. La storia di questo istituto risulta speculare al processo di innovazione che investì il tema della carità e della beneficenza in Italia, così come negli altri paesi europei, tra Settecento e Ottocento. Le carte d’archivio hanno permesso non solo di delineare un rapporto dialettico fra autorità ecclesiastiche e statali, tra gruppi familiari e classi dirigenti, ma anche di restituire la voce a tante donne sole, abbandonate, prive del sostegno materiale e morale di una famiglia, che la miseria e la perdita dell’onore avevano relegato ai margini della società, confinate all’ombra di una macchia infamante.
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