Lo spostamento di individui, e talvolta di intere popolazioni, da un’area geografica a un’altra è un fenomeno antico; infatti, nella storia dell’umanità l’esercizio del diritto di migrare è un fatto inconfutabile che si riscontra nelle tradizioni culturali, storiche, religiose di tutti i popoli. Allo stato attuale, specie dopo la caduta del sistema bipolare, i flussi migratori si presentano per la loro intensità e frequenza come problemi complessi di difficile soluzione nello scenario internazionale. Secondo stime recenti dell’ONU, attualmente nel mondo vi sono 130 milioni circa tra migranti e rifugiati, circa un quarto negli USA e circa un quinto del totale in Europa e, complessivamente, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite si occupa di oltre 21 milioni di persone, compresi i richiedenti asilo e altre categorie che necessitano di una specifica protezione. In Europa ci sono in media 5 stranieri ogni 100 residenti; nello specifico, in Austria, Belgio e Germania sono 10 su 100; per Francia, Paesi Bassi, Svezia, Danimarca e Regno Unito i valori sono compresi tra 3,5% e 6%, mentre l’Italia con il 2,5% si colloca al di sotto della media europea, essendo entrata solo di recente a far parte dei circuiti della migrazione internazionale Il crescente flusso migratorio, aumentato negli ultimi anni a causa di differenti spinte motivazionali, ha trovato il nostro Paese alquanto impreparato. Tutto ciò ha comportato una serie di problematiche di ordine pubblico anche dal punto di vista sanitario, alimentando un dibattito in riferimento alla regolamentazione del fenomeno, in considerazione del fatto che il nostro territorio rappresenta una porta d’ingresso per l’Europa. L’area di problematicità investe, soprattutto, il campo della salute degli individui e della comunità in relazione a tutte quelle patologie di cui gli stranieri sono portatori, mettendo, in tal modo, scompiglio nella società che li ospita in quanto trattasi non di rado di patologie poco conosciute, e soprattutto, per il fatto che spesso le cure non risultano condivisibili con la religione di appartenenza. Inoltre, gli immigrati più frequentemente ricorrono alle cure sanitarie perché contraggono le cosiddette patologie da immigrazione (ovvero si tratta di patologie che gli stranieri contraggono successivamente al loro arrivo nel Paese che li ospita) per le difficoltà di adattamento alle condizioni ambientali, ai diversi modi di vita, ai diversi costumi alimentari e alla diversa realtà socio-culturale. Ciò comporta, dunque, la necessità di adottare il sistema medico assistenziale alle necessità culturali, spirituali e religiose degli immigrati, ai quali il nostro ordinamento riconosce esistere il diritto alla identità.

Assistenza sanitaria ai pazienti multietnici o di fede religiosa differente da quella cattolica

SANTORO, Roberta
2005

Abstract

Lo spostamento di individui, e talvolta di intere popolazioni, da un’area geografica a un’altra è un fenomeno antico; infatti, nella storia dell’umanità l’esercizio del diritto di migrare è un fatto inconfutabile che si riscontra nelle tradizioni culturali, storiche, religiose di tutti i popoli. Allo stato attuale, specie dopo la caduta del sistema bipolare, i flussi migratori si presentano per la loro intensità e frequenza come problemi complessi di difficile soluzione nello scenario internazionale. Secondo stime recenti dell’ONU, attualmente nel mondo vi sono 130 milioni circa tra migranti e rifugiati, circa un quarto negli USA e circa un quinto del totale in Europa e, complessivamente, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite si occupa di oltre 21 milioni di persone, compresi i richiedenti asilo e altre categorie che necessitano di una specifica protezione. In Europa ci sono in media 5 stranieri ogni 100 residenti; nello specifico, in Austria, Belgio e Germania sono 10 su 100; per Francia, Paesi Bassi, Svezia, Danimarca e Regno Unito i valori sono compresi tra 3,5% e 6%, mentre l’Italia con il 2,5% si colloca al di sotto della media europea, essendo entrata solo di recente a far parte dei circuiti della migrazione internazionale Il crescente flusso migratorio, aumentato negli ultimi anni a causa di differenti spinte motivazionali, ha trovato il nostro Paese alquanto impreparato. Tutto ciò ha comportato una serie di problematiche di ordine pubblico anche dal punto di vista sanitario, alimentando un dibattito in riferimento alla regolamentazione del fenomeno, in considerazione del fatto che il nostro territorio rappresenta una porta d’ingresso per l’Europa. L’area di problematicità investe, soprattutto, il campo della salute degli individui e della comunità in relazione a tutte quelle patologie di cui gli stranieri sono portatori, mettendo, in tal modo, scompiglio nella società che li ospita in quanto trattasi non di rado di patologie poco conosciute, e soprattutto, per il fatto che spesso le cure non risultano condivisibili con la religione di appartenenza. Inoltre, gli immigrati più frequentemente ricorrono alle cure sanitarie perché contraggono le cosiddette patologie da immigrazione (ovvero si tratta di patologie che gli stranieri contraggono successivamente al loro arrivo nel Paese che li ospita) per le difficoltà di adattamento alle condizioni ambientali, ai diversi modi di vita, ai diversi costumi alimentari e alla diversa realtà socio-culturale. Ciò comporta, dunque, la necessità di adottare il sistema medico assistenziale alle necessità culturali, spirituali e religiose degli immigrati, ai quali il nostro ordinamento riconosce esistere il diritto alla identità.
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