Gli ecosistemi naturali rappresentano un elemento di vitale importanza per il benessere e la salute dell’uomo, grazie anche alla capacità di fornire una serie di servizi cosiddetti “ecosistemici”, quali ad esempio: assorbimento di anidride carbonica, approvvigionamento idrico, purificazione dell’aria, formazione del suolo, controllo e regolazione delle condizioni climatiche, conservazione della biodiversità (Millennium Ecosystem Assessment, 2005). Negli ultimi decenni, la crescita delle attività antropiche ha determinato una serie di problematiche ed effetti negativi sul mantenimento di questi servizi con conseguenze talvolta drammatiche. Il degrado dei servizi forniti dagli ecosistemi rappresenta una vera e propria perdita del “capitale naturale” di cui l’uomo può disporre (Tallis et al. 2008). A questo riguardo, il Millennium Ecosystem Assessment (MEA) concentra l’attenzione sulla complessità delle interazioni tra i sistemi naturali ed i sistemi antropici e, in particolare, sui benefici ambientali, sociali ed economici derivanti dal mantenimento dei servizi ecosistemici (MEA 2005). Uno dei temi emergenti in materia di servizi ecosistemici riguarda l’ottimizzazione nello spazio e nel tempo dei benefici derivanti dai diversi servizi, es. stoccaggio di carbonio nella biomassa; salvaguardia degli habitat naturali; conservazione del paesaggio e della biodiversità. A questo riguardo, il MEA introduce il termine trade-off ad indicare il legame di mutuo contrasto e/o sinergia tra due o più servizi ecosistemici (Rodriguez et al., 2006). Ad esempio, l’attivazione di misure ambientali volte alla produzione di biomassa per finalità energetiche (i.e., impianti forestali a ciclo breve) si pone spesso in contrasto con l’obiettivo di conservare la biodiversità di specie animali e vegetali e di preservare i principali cicli biogeochimici (Raudsepp-Hearne et al., 2010). Di contro, misure basate sulla sola conservazione della biodiversità possono compromettere il raggiungimento di determinati target di accumulo di carbonio secondo quanto previsto dalle Convenzioni Internazionali sui cambiamenti climatici (Nelson et al., 2009). Una gestione sostenibile del “capitale naturale” dovrebbe pertanto tener conto del trade-off tra i diversi servizi ecosistemici, favorendo azioni concrete di mitigazione dei contrasti e l’individuazione di porzioni di territorio, cosiddette aree win-win, nelle quali è possibile incentivare un insieme di servizi ecosistemici (Dailye-Matson, 2008). L’analisi dei trade-off richiede pertanto la predisposizione di nuovi approcci scientifici e modelli innovativi in grado di quantificare il rapporto di contrasto e/o sinergia tra servizi ecosistemici (es. biomassa vs. biodiversità) e di prevedere le conseguenze di determinate scelte di pianificazione e gestione ambientale a diverse scale spaziali e temporali (Benayas et al., 2009; Corry e Lafortezza, 2007).

Approccio modellistico per l’analisi e previsione dei servizi ecosistemici

LAFORTEZZA, RAFFAELE;Elia M;SANESI, Giovanni
2013

Abstract

Gli ecosistemi naturali rappresentano un elemento di vitale importanza per il benessere e la salute dell’uomo, grazie anche alla capacità di fornire una serie di servizi cosiddetti “ecosistemici”, quali ad esempio: assorbimento di anidride carbonica, approvvigionamento idrico, purificazione dell’aria, formazione del suolo, controllo e regolazione delle condizioni climatiche, conservazione della biodiversità (Millennium Ecosystem Assessment, 2005). Negli ultimi decenni, la crescita delle attività antropiche ha determinato una serie di problematiche ed effetti negativi sul mantenimento di questi servizi con conseguenze talvolta drammatiche. Il degrado dei servizi forniti dagli ecosistemi rappresenta una vera e propria perdita del “capitale naturale” di cui l’uomo può disporre (Tallis et al. 2008). A questo riguardo, il Millennium Ecosystem Assessment (MEA) concentra l’attenzione sulla complessità delle interazioni tra i sistemi naturali ed i sistemi antropici e, in particolare, sui benefici ambientali, sociali ed economici derivanti dal mantenimento dei servizi ecosistemici (MEA 2005). Uno dei temi emergenti in materia di servizi ecosistemici riguarda l’ottimizzazione nello spazio e nel tempo dei benefici derivanti dai diversi servizi, es. stoccaggio di carbonio nella biomassa; salvaguardia degli habitat naturali; conservazione del paesaggio e della biodiversità. A questo riguardo, il MEA introduce il termine trade-off ad indicare il legame di mutuo contrasto e/o sinergia tra due o più servizi ecosistemici (Rodriguez et al., 2006). Ad esempio, l’attivazione di misure ambientali volte alla produzione di biomassa per finalità energetiche (i.e., impianti forestali a ciclo breve) si pone spesso in contrasto con l’obiettivo di conservare la biodiversità di specie animali e vegetali e di preservare i principali cicli biogeochimici (Raudsepp-Hearne et al., 2010). Di contro, misure basate sulla sola conservazione della biodiversità possono compromettere il raggiungimento di determinati target di accumulo di carbonio secondo quanto previsto dalle Convenzioni Internazionali sui cambiamenti climatici (Nelson et al., 2009). Una gestione sostenibile del “capitale naturale” dovrebbe pertanto tener conto del trade-off tra i diversi servizi ecosistemici, favorendo azioni concrete di mitigazione dei contrasti e l’individuazione di porzioni di territorio, cosiddette aree win-win, nelle quali è possibile incentivare un insieme di servizi ecosistemici (Dailye-Matson, 2008). L’analisi dei trade-off richiede pertanto la predisposizione di nuovi approcci scientifici e modelli innovativi in grado di quantificare il rapporto di contrasto e/o sinergia tra servizi ecosistemici (es. biomassa vs. biodiversità) e di prevedere le conseguenze di determinate scelte di pianificazione e gestione ambientale a diverse scale spaziali e temporali (Benayas et al., 2009; Corry e Lafortezza, 2007).
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