Le sfide con le quali si deve confrontare la teoria liberale in una società complessa, multiculturale e globalizzata hanno inserito nuovi elementi eterogenei all’interno di un quadro le cui coordinate sono essenzialmente quelle della giustizia distributiva: chi deve avere cosa e in che misura. Si tratta soprattutto di problemi di eguaglianza vs. libertà di individui ben identificati entro lo Stato liberale. In un secondo tempo il dibattito liberale ha conosciuto almeno due importanti sterzate: da un lato, si è sollevato il problema dell’identità degli individui che entrano nel raggio della giustizia liberale e dell’importanza di rappresentare quegli individui come «comunità», legate da vincoli di qualche genere, anziché come individui isolati. Dall’altro ha ripreso vigore l’antico dibattito sulle virtù che guarda a una personalità morale più stratificata e «situata» anziché ridotta a diritti e utilità, come per il liberalismo classico. In entrambi i casi l’aria soffiata da questi elementi nuovi ha indotto molti liberali a interrogarsi sul «primato del giusto sul bene», per usare le parole di Rawls, ed a chiamare in causa alternative teoriche in cui il bene fosse meno minimale di quanto proposto dal liberalismo dominante a là Rawls. La riflessione sul perfezionismo all’interno della teoria liberale nasce nel movimento di pensiero cui si è appena accennato ma può contribuire utilmente anche a risolvere problemi posti da multiculturalismo e globalizzazione. Tuttavia, va detto già in partenza che il perfezionismo si presenta soprattutto come teoria «personale», del benessere individuale, e soltanto in un secondo tempo si introduce nell’agone politico. È emblematico il caso della teoria aristotelica, capostipite di tutte le teorie perfezioniste occidentali, in cui la politica segue anche cronologicamente lo sviluppo di un’etica individuale. Le potenzialità politiche offerte dal perfezionismo rispetto alle problematiche del multiculturalismo e della globalizzazione verranno, quindi, toccate nelle battute conclusive del nostro discorso. I passaggi attraverso i quali ci accosteremo al problema del perfezionismo politico devono necessariamente gettare luce sulla natura del perfezionismo, sui suoi elementi principali e sui vari modelli che l’offerta teorica contemporanea ci propone. Con questa breve disamina non possiamo pretendere di esaurire tutte le problematiche legate al perfezionismo ma vogliamo almeno contribuire a illuminare la rilevanza del perfezionismo per l’etica e la politica che spesso i liberali tendono a trascurare.

IL PERFEZIONISMO COME TEORIA ETICA E POLITICA

MANGINI, Michele
2010

Abstract

Le sfide con le quali si deve confrontare la teoria liberale in una società complessa, multiculturale e globalizzata hanno inserito nuovi elementi eterogenei all’interno di un quadro le cui coordinate sono essenzialmente quelle della giustizia distributiva: chi deve avere cosa e in che misura. Si tratta soprattutto di problemi di eguaglianza vs. libertà di individui ben identificati entro lo Stato liberale. In un secondo tempo il dibattito liberale ha conosciuto almeno due importanti sterzate: da un lato, si è sollevato il problema dell’identità degli individui che entrano nel raggio della giustizia liberale e dell’importanza di rappresentare quegli individui come «comunità», legate da vincoli di qualche genere, anziché come individui isolati. Dall’altro ha ripreso vigore l’antico dibattito sulle virtù che guarda a una personalità morale più stratificata e «situata» anziché ridotta a diritti e utilità, come per il liberalismo classico. In entrambi i casi l’aria soffiata da questi elementi nuovi ha indotto molti liberali a interrogarsi sul «primato del giusto sul bene», per usare le parole di Rawls, ed a chiamare in causa alternative teoriche in cui il bene fosse meno minimale di quanto proposto dal liberalismo dominante a là Rawls. La riflessione sul perfezionismo all’interno della teoria liberale nasce nel movimento di pensiero cui si è appena accennato ma può contribuire utilmente anche a risolvere problemi posti da multiculturalismo e globalizzazione. Tuttavia, va detto già in partenza che il perfezionismo si presenta soprattutto come teoria «personale», del benessere individuale, e soltanto in un secondo tempo si introduce nell’agone politico. È emblematico il caso della teoria aristotelica, capostipite di tutte le teorie perfezioniste occidentali, in cui la politica segue anche cronologicamente lo sviluppo di un’etica individuale. Le potenzialità politiche offerte dal perfezionismo rispetto alle problematiche del multiculturalismo e della globalizzazione verranno, quindi, toccate nelle battute conclusive del nostro discorso. I passaggi attraverso i quali ci accosteremo al problema del perfezionismo politico devono necessariamente gettare luce sulla natura del perfezionismo, sui suoi elementi principali e sui vari modelli che l’offerta teorica contemporanea ci propone. Con questa breve disamina non possiamo pretendere di esaurire tutte le problematiche legate al perfezionismo ma vogliamo almeno contribuire a illuminare la rilevanza del perfezionismo per l’etica e la politica che spesso i liberali tendono a trascurare.
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